Treviso. “Poetic Boom Boom”, mostra: poeti visivi del gruppo Logomotives

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Milano. Poesia sperimentale, altro lutto: addio a Gio Ferri, scrittore eclettico

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La notizia della scomparsa di Gio Ferri, avvenuta ieri, mi addolora profondamente. Amico ed estimatore di  mio fratello Adriano, aveva poi esteso la sua amicizia anche al sottoscritto. Ferri ha fatto parte della Neoavanguardia sin dai primi Anni ’60 e ha dato un grande contributo alle ricerche di nuovi linguaggi, non solo per quanto riguarda la poesia. La rivista di critica letteraria “Testuale”, da lui fondata 35 anni fa con Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna, è stata ed è un punto di riferimento fondamentale. Alle opere citate nella sua biografia letteraria, qui riportata (tratta dal catalogo della mostra Di~segni poetici, Matino 2011 e firmata da Anna Panareo), aggiungo il suo importante saggio La ragione poetica, edito da Mursia nel 1997.  (M.S.)

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Modena. Scomparso Gian Pio Torricelli: addio a un poeta intenso e trasgressivo

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Si sono celebrati ieri a Modena i funerali di Gian Pio Torricelli, il trasgressivo poeta scomparso all’età di 76 anni, al termine di una tormentata esistenza. Un asua raccolta di versi, Dunque cavallo, pubblicata a Bologna dall’editore Sampietro nel 1965, recava la prefazione di Adriano Spatola. In suo ricordo riproduco qui una mia testimonianza, scritto per il libro Dunque Torricelli, edita, nel 2015, a cura del nipote Carlo Bonacini. (M.S.)

“Il male oscuro” di Gian Pio Torricelli

di Maurizio Spatola

  Ho incontrato poche volte Gian Pio Torricelli nella seconda metà degli Anni 60, fra Modena e Bologna, e gli scarsi ricordi (di cui solo uno molto vivido, relativo alle giornate di Parole sui muri, l’Incontro internazionale di poesia svoltosi a Fiumalbo, sull’Appennino modenese, nell’agosto 1967), contribuiscono a infittire il mistero. Il rebus su cui tanti si interrogano, da quando il nome di Torricelli alcuni anni fa è riemerso dall’oblio, riguarda non solo le assurde ragioni che ne hanno sconvolto l’esistenza, ma anche l’interpretazione del suo fare poesia, sui pochi libri che pubblicò prima di essere trascinato nel gorgo della realtà, ma meglio sarebbe dire dell’irrealtà, manicomiale.

I dubbi che mi assillano si rinfocolano rileggendo sia le poesie linguisticamente “eversive” di Dunque cavallo (Sampietro, Bologna 1965) e la sequenza ossessiva di numeri di Coazione a contare (Lerici, Roma 1968), sia soprattutto le note critiche introduttive ai due libri, firmate rispettivamente da Adriano Spatola e Magdalo Mussio. Pur battendo sul suo tasto preferito della rigenerazione surrealista emergente dai versi “esageratamente grotteschi” di Torricelli, mio fratello non mancava di notarvi, mascherata dietro provocatori giochi linguistici, una sorta di “schizofrenia controllata”. Occorre ricordare che nell’autunno ’64 Gian Pio aveva fatto parte, con lo stesso Adriano, Giorgio Celli, Corrado Costa, Claudio Parmiggiani ed Ennio Scolari, di quel gruppetto di inquieti giovanotti che aveva dato vita al Movimento parasurrealista, che si proponeva una rivisitazione “a freddo” dell’ultimo Surrealismo bretoniano, quello basato sull’intreccio fra anarchismo letterario e “scrittura automatica”, leggibile psicanaliticamente più in chiave lacaniana che freudiana: le teorie parasurrealiste furono esposte per la prima volta sul secondo numero di “Malebolge”, la rivista modenese fondata poco prima dagli stessi, con Antonio Porta, Paolo Carta e i fratelli Alberto e Luigi Gozzi, nonché più compiutamente in un numero speciale pubblicato come inserto del mensile “Il Marcatré” nel 1965.

Anche Magdalo Mussio, interpretando a modo suo (e da par suo) la narrazione “in cifre” torricelliana di Coazione a contare, vi intravede, accanto a una «apologia della simulazione artistica oculatamente esemplarizzata nella caricatura tautologica propria del procedimento dell’enumerazione», il «cerimoniale ossessivo-coatto come nesso nevroticospecifico della freudiana “coazione a ripetere”». Mussio giunge, nella sua introduzione, a parlare di «romanzo come istituzione suicida» e di «eutanasia dell’arte».

Con queste citazioni non intendo affatto affermare che Torricelli nei suoi lavori letterari lanciasse segnali di un “male oscuro”, cioè di un qualche disagio psichico, ma piuttosto esprimesse la sua reazione a quella “società malata” (anche nelle sue espressioni letterarie, artistiche e culturali in genere) contro la quale si battevano in quegli anni con varie forme di lotta milioni di giovani in tutto il mondo. Ed è paradossale che Gian Pio sia stato sconfitto non da quel mondo insano che combatteva con le armi dell’arte e della poesia  ma dalla istituzione psichiatrica che avrebbe dovuto difenderlo, invece di distruggerlo come ha fatto: destino comune a quello di un altro grande poeta maledetto del primo Novecento, Dino Campana, nonostante gli enormi progressi compiuti in sessant’anni dalla psichiatria e in barba alla “riforma Basaglia” del 1978.

Per concludere torno al vivido ricordo di Torricelli impresso nella mia memoria una sera dell’agosto ’67 a Fiumalbo, quando lo scorbutico e laconico (salvo improvvise esplosioni in debordanti torrenti di parole) Gian Pio diede prova  di una insospettata e reattiva forza di carattere. Sotto la grande tenda militare che ospitava, su improvvisati pagliericci, una trentina dei partecipanti alla kermesse poetica, compreso il sottoscritto, avevano fatto irruzione due robusti paesani manifestamente ubriachi, all’inseguimento della graziosa poetessa bolognese Patrizia Vicinelli, allora venticinquenne, preda disponibile ai loro occhi o rea di averli respinti a male parole. Gian Pio si lanciò in suo aiuto ingaggiando con i due una furiosa colluttazione dalla quale uscì vincitore, anche grazie al tardivo soccorso di altri. In seguito Torricelli si schernì, rifiutando complimenti e ringraziamenti. Detto per inciso, agli occhi dei fiumalbini, quell’episodio fu presentato al contrario, ovvero come un’aggressione subita dai loro due concittadini: il giorno dopo polizia e carabinieri, intervenuti in forze da Modena, ci identificarono tutti e suggerirono più o meno amichevolmente di lasciare il paese, ciò che avvenne, anche perché la manifestazione era già praticamente conclusa.

Gian Pio e Patrizia, protagonisti di questo movimentato siparietto fiumalbino, avevano contribuito giovanissimi alla nascita del Gruppo 63 e insieme avevano seguito a Roma la lezione un po’ sconnessa ma coinvolgente di Emilio Villa. Gli episodi che mutarono drammaticamente le loro vite più o meno nello stesso periodo appaiono oggi insignificanti e inducono a pensare che la banalità del male si presenta sovente sotto le sembianze dell’Ordine costituito.  Torricelli, raccontano, venne arrestato perché sorpreso a fumare uno spinello e, avendo reagito al fermo in modo scomposto, rinchiuso nel manicomio di Reggio Emilia: da lì o da analoghi istituti è uscito molti anni dopo, irrimediabilmente chiuso in se stesso. La Vicinelli, per sfuggire all’arresto in circostanze analoghe fuggì in Nord Africa e al suo rientro in Italia fu arrestata e scontò quasi due anni a Rebibbia per morire a soli 48 anni nel gennaio 1991. Gian Pio Torricelli fisicamente vive ancora assistito dai nipoti, ma il fiume tracimante delle sue parole si è inaridito per sempre.         

http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_worksand/W00261.pdf?a=5beef50e1716f

www.archiviomauriziospatola.com: Adriano Spatola, dialogo sulla poesia, intervista di Peter Carravetta (1979) italian translation by Giulia Niccolai documento online dal 19 giugno 2009

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Peter Carravetta, Intervista sulla poesia con Adriano Spatola (1979)

Nel marzo 1978 Adriano Spatola compì il suo secondo viaggio negli Stati Uniti in
compagnia di Giulia Niccolai, ospite a New York di Luigi Ballerini e poi di Luigi
Fontanella, e a Los Angeles, di Paul Vangelisti. In California incontrò Peter Carravetta,
al quale rilasciò, insieme a Giulia, l’intervista che viene riproposta nelle pagine
seguenti.In realtà, definirla intervista è improprio, poiché si tratta di un dialogo in cui
inizialmente è l’intervistatore a condurre il gioco, quasi obbligando il suo interlocutore
a seguire il filo del suo ragionamento. A poco a poco, Adriano si impadronisce delle
redini del discorso, chiarendo la sua idea di poesia sotto il profilo non solo letterario
(e quindi filologico e linguistico), ma anche filosofico e psicanalitico, passando
disinvoltamente da Pasolini a Ungaretti, Nietzsche e Freud, Heidegger e Husserl,
nonché, naturalmente, gli amati Baudelaire e Rimbaud.L’intervista, che qui compare in versione bilingue con la traduzione di Giulia Niccolai,
venne pubblicata l’anno successivo sulla rivista “Invisibile City”. Nello stesso numero
compariva la traduzione parziale di un articolo che Renato Barilli nel 1976 aveva
pubblicato su Il Verri, a proposito degli “zeroglifici” di Adriano: anche in questo caso
l’articolo viene riproposto nelle due versioni, italiana e inglese. Le immagini di quattro
poesie concrete, realizzate dall’autore nell’arco di vent’anni, sottolineano inoltre lo
sviluppo della sua poetica nell’ambito della scrittura visuale.

L’immagine qui riprodotta è tratta dal libro di poesia concreta di Adriano Spatola 
Cantico delle creature 
(Tau/ma, 1976)

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http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_protagonisti/P00018.pdf?a=5be9bd7d91cb8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lecce. Ex Conservatorio di Sant’Anna: “Corrispondenze”, mostra internazionale libri d’artista, poesia visiva, mail art

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PRIMOPIANO LIVINGALLERY

presenta

CORRISPONDENZE

Libro d’Artista * Mail Art * Installazioni Verbo-visuali * Video Poemi

a cura di Rose & Dores Sacquegna

Ex Conservatorio di Sant’Anna – Via Libertini 13, Lecce

Dal 10 al 27 Novembre 2018 

Inaugurazione Sabato 10 Novembre dalle ore 18,00 alle ore 22,00

Si inaugura il 10 NOVEMBRE alle ore 18,00 , la mostra d’arte contemporanea CORRISPONDENZE che offre un focus sulla poesia visiva contemporanea, attraverso la fruizione di nuove tecniche e tecnologie digitali, proprie della contemporaneità. La mostra, ideata e organizzata dalla Ass.ne Culturale Primo Piano LivinGallery  – e  curata da Rose e Dores Sacquegna – è patrocinata dal Comune di Lecce, dal MIBAC Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo ed è inserita nel Calendario dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/corrispondenze/). Il titolo “Corrispondenze” è mutuato dalla raccolta di poesie del testo “Spleen e l’Ideale” del libro I Fiori del Male di Charles Baudelaire.  Secondo il poeta: “La realtà  è il luogo in cui si entra in contatto con il mondo spirituale, con quella verità più profonda delle cose che va al di là del loro aspetto esteriore: il tempio”.L’evento è allestito presso  l’Ex Conservatorio di Santa Anna (XVII sec), uno dei beni monumentali più interessanti a livello architettonico della città di Lecce. Accanto ad esso sorge la Chiesa di Sant’Anna, costruita circa un secolo dopo. Lo spazio espositivo diventa il luogo della corrispondenza tra mondo materiale e mondo spirituale, l’incontro simbolico di mondi apparentemente lontani.La cerimonia di inaugurazione si apre con la presentazione della mostra e con la performance visuale “Anatomia di un calligrafo – atto II “, scritta e diretta dal poeta e performer salentino Massimiliano Manieri. La performance vede protagoniste cinque donne salentine di cui Maria Gabriella Marra (calligrafa e ceramiche di scena), Valentina Maritati, Daniela Ladisa, Barbara Caliandro e Anna Lucia Indennitate (modelle). L’azione performativa nasce come un libero omaggio al film “I racconti del cuscino”, di Peter Greenway, a sua volta ispirato dal testo “Le note del guanciale” della poetessa giapponese Sei Shonagon vissuta nell’anno 1000 D.C. Nel primo atto, avvenuto pochi giorni fa, la presenza del regista (Manieri) era l’oggetto del desiderio, partorito attraverso la scrittura. In questo secondo atto, la figura del performer non c’è, a testimoniare la gestazione dello stesso, con un parto invertito e voluto. Un viaggio a ritroso nel tempo, una narrazione rituale dei corpi che diventano testi nella mani della calligrafa: corpi-extensio e corpus domini che si offrono allo sguardo degli astanti, come cibo e ostensorio di una liturgia visionaria e alchemica degli elementi ivi riuniti.Attraverso la scrittura, il simbolo e l’archetipo, la mostra ospita opere di Mail Art, Libro d’Artista Installazioni Verbo-visuali, Video Poemi, realizzate da  artisti, poeti e registi nazionali e internazionali, ciascuno portavoce di un particolare linguaggio artistico-visuale, olfattivo, sonoro e performativo.

Libri d’Artista: Liliana Ebalginelli, Rainer Otto Hummel, Maria Luisa Imperiali, Bela Limenes, Fides Linien, Katarina Norling, Nel Ten Wolde, Anna Lambardi.

Installazioni Verbo-Visuali:  Rainer Otto Hummel, Maria Gabriella Marra, George Syrakis, Dores Sacquegna, Andy Arthuin, Alina Lutaeva.

 

Mail Art:  Joanna Gibbs, Orna Hodara Hatzor, Margarita Henriksoon, Rainer Otto Hummel, Natalia Proskuriakova, Evgeniia Utochkina.

Video Poemi: John Cage, Marceli Antunez Roca, Willem Martinot, Anna Lambardi, Maria Rosaria Cristaldi, Cor Fafiani, Andria Santarelli, Peter Liashkov.

Primo Piano LivinGallery, forte delle esperienze maturate dalla sua fondazione ad oggi,  è sempre impegnato nella costruzione di rapporti di collaborazione e partecipazione a supporto delle sue attività sia a livello locale, nazionale e internazionale, coinvolgendo nelle attività enti pubblici e media partner, che ne condividono missione e fini istituzionali.

 CORRISPONDENZE

Dal 10 al 27 Novembre 2018

Ex Conservatorio di Santa Anna – Via Libertini 13, Lecce

Aperto tutti i giorni (ingresso Libero)

10,00 – 13,00 / 16,00 – 20,00

Primo Piano LivinGallery Ass.ne Culturale

Tel +39 349 37 20 659  E-Mail: primopianogallery@gmail.com

Info:  http://primopianoatelier.com/?p=3989

Versione Inglese: https://primopianospecialprojects.com/upcoming-art-projects/correspondences-lecce/