www.archiviomauriziospatola.com “Pseudobaudelaire” di Corrado Costa poesie, Scheiwiller editore, 1964 documento online dal 14 luglio 2011

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Corrado Costa, Pseudobaudelaire (Scheiwiller, 1964)

  Quasi con sorpresa mi sono reso conto che di Corrado Costa lo scorso inverno ricorreva il ventesimo anniversario della morte. Era nato il 9 agosto 1929 a Mulino di Bazzano, nel magico casale che negli Anni Settanta fu teatro delle gesta dei poeti di “Tam Tam” in quell’avventura letteraria, coordinata da Adriano Spatola e Giulia Niccolai, che è stata definita la “Repubblica dei poeti”, alla quale Corrado partecipò attivamente. E se n’è andato il 9 febbraio 1991, stroncato da un malore mentre si trovava da solo nel suo studio di avvocato, a Reggio Emilia: esattamente un mese dopo la scomparsa di una poetessa bolognese a lui cara come a tutti noi, Patrizia Vicinelli.

  Del multiforme genio letterario e artistico che è stato Corrado Costa si è detto e scritto molto, anche se forse non abbastanza. Spirito ironico e irriverente, per lui si sono usate locuzioni come “saltimbanco dell’anima” e “lunare funambolo della parola” . Era un vero animale da palcoscenico, abilissimo nel declamare i suoi recitabilissimi (e spesso divertenti) versi e testi in prosa, superbo padrone delle tecniche surrealiste che prediligeva e degli umori patafisici che lo ispiravano, amante del paradosso qual era. Sorretto da mimica facciale, gestualità e facilità di parola che gli venivano anche dalla professione di penalista, sapeva catturare in modo irresistibile  l’attenzione del pubblico di piccoli teatri, librerie, gallerie d’arte o dei salotti che frequentava. Ottimo disegnatore, si divertiva anche a illustrare libretti suoi o di qualche amico.

  Ma è il Corrado Costa poeta che viene proposto in questa occasione, con la riproduzione integrale della sua prima raccolta ufficiale di versi, Pseudobaudelaire,  pubblicata da Vanni Scheiwiller nel 1964, nella collana “All’Insegna del Pesce d’oro”. Non possedendo quella prima edizione ho utilizzato la successiva, edita nel 1986 con l’aggiunta di una “Lettera all’Editore” che chiarisce molte cose sull’idea di poesia e dell’essere poeta che lo caratterizzava.  Questa copia mi fu regalata, con un mio gustoso ritrattino eseguito con pochi tratti di penna stilografica, come dedica, da Corrado stesso a Torino in un  momento conviviale a casa del poeta-pittore  Sergio Cena. La foto che segue è di Antonio Ria. Il testo di Nanni Balestrini  dedicato a Corrado Costa è tratto dal volume The Complete Films, ampia antologia di scritti del poeta reggiano a cura di Eugenio Gazzola (con un dvd a cura di Daniela Rossi), edito da Le Lettere di Firenze nel 2007.  A concludere la recensione a Pseudobaudelaire firmata da Adriano Spatola  sul numero 18 de “il verri” del 1964 e l’articolo di  Alfredo Giuliani apparso su “la Repubblica” tre giorni dopo la scomparsa dell’amico.

  In questo sito compare già, nella sezione Edizioni Geiger al punto 4 la raccolta di poesie Le nostre posizioni del 1972, nella versione inglese pubblicata nel 1975 a Los Angeles, con testo italiano a fronte. Nei prossimi mesi verrà dato spazio ad altre opere di Costa, in versi, in prosa e visuali.

Maurizio Spatola

http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_protagonisti/P00060.pdf?a=5ffc928adc3bd

www.archiviomauriziospatola.com Adriano Spatola ‘Poesia da montare’: Sampietro Editore, Bologna 1965. Documento online dal 21.11.2013

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Adriano Spatola, Poesia da montare (Sampietro, Bologna 1965) e il puzzle-poem

  Il prossimo 23 novembre (fra tre giorni, mentre scrivo), cadrà il venticinquesimo anniversario della scomparsa di mio fratello Adriano. Ho provato nei mesi scorsi a suggerire ai responsabili di alcune riviste letterarie o pagine culturali il ricordo di questa data, non so ancora con quale risultato, perciò ho deciso di fare qualcosa io utilizzando lo spazio del mio Archivio online. Comincio col riprodurre la prima opera di Adriano che apre la strada della sua ricerca verso la poesia concreta prima e la poesia totale poi: Poesia da montare, realizzato nel febbraio 1965 in schede conservate all’interno di un contenitore a busta, soluzione scelta per la collana “Il Dissenso” dell’editore bolognese Enrico Riccardo Sampietro, di cui mio fratello era attivo collaboratore. Non  posseggo una copia di questo ormai introvabile libretto e sono grato a un appassionato, Gian Maria Vallese, bolognese di origine e da qualche tempo trasferito in Abruzzo che ne aveva acquistata una all’epoca a Bologna, presso la libreria Palmaverde di Roberto Roversi (che nostalgia!): mi ha inviato lui le immagini delle singole pagine, scansionate una per una. Nel farlo Vallese ha insinuato anche in me il dubbio, già sorto in lui, che all’insieme manchi una tessera del puzzle per ri-montare la poesia originale. Copia imperfetta del libro o assenza forse voluta dall’autore, per confondere le idee al lettore-assemblatore? A quest’ultimo l’ardua sentenza.

  Le ragioni che hanno spinto Adriano a costruire questo gioco-poema sono da lui chiarite nella breve nota introduttiva, anch’essa di seguito riprodotta, in cui però non si accenna al Parasurrealismo, il movimento  fondato proprio in quel periodo da mio fratello insieme con Giorgio Celli, Corrado Costa, Ennio Scolari, Gian Pio Torricelli e altri. A mio parere il modus operandi di Poesia da montare rientra a pieno titolo nella “rivisitazione” del Surrealismo (o “manierismo del Surrealismo” come lo definì Giorgio Celli) teorizzata inizialmente  sul numero 2 di “Malebolge”, la rivista di Reggio Emilia cui tutti loro collaboravano, e più ampiamente approfondita nel numero speciale pubblicato nella primavera 1966 come inserto nel numero 26 de “Il Marcatré” (vedi nel sito sezione Archivio al punto 5). Ne è la riprova il  puzzle-poem realizzato l’anno successivo da Adriano con il pittore modenese Claudio Parmiggiani, non ancora assurto a fama mondiale, e di cui si può vedere un’immagine al termine del documento, insieme con un testo dedicato a questa esperienza dallo stesso Adriano e tratto dall’inserto di cui sopra: l’immagine del puzzle-poem mi è stata inviata dal collezionista vicentino Luigi Bonotto, che ha la fortuna di possederne un esemplare. L’opera rappresenta uno stadio più avanzato nella direzione aperta da questo libro, in quanto il lettore è chiamato non più a ricostruire un testo smembrato, ma a usare i materiali verbali per comporre egli stesso poesie a piacimento.

  Nella sua introduzione (per il testo integrale vedi nel sito sezione Protagonisti punto1) al catalogo della mostra dedicata ai libri di Adriano Spatola, allestita nel 2008  presso la Biblioteca  civica Poletti  di Modena per la serie “In forma di libro”, Giovanni Fontana analizza lucidamente la progressione di mio fratello su questa strada, partendo appunto dalla pubblicazione di Poesia da montare: «A ciascuna fase di montaggio corrisponde una differente “lettura”. Per l’autore, questo momento costruttivo, questo coinvolgimento, è l’essenziale. Il ruolo del lettore, ovviamente già attivo, viene qui arricchito da un compito tecnicopratico; si richiede una gestualità che sappia individuare equilibri di volta in volta differenti e che crei incidenti di lettura in una prospettiva di forme dinamiche indipendenti dalla volontà dell’autore. Diceva Franz Mon che l’ambiguità è la reale concretezza e che ogni identificazione vale una sparizione: in effetti l’identificazione indica la strada del museo e produce reperti; l’antistaticità della proposizione attiva stimola vitalità nel processo di decodificazione che si trasforma in energia creativa. In quegli anni, il pubblico è coinvolto come parte attiva in numerosi settori artistici: nella musica, in teatro, nelle arti visive. L’opera si apre sempre di più all’imprevedibilità dell’intervento del fruitore, che viene teorizzato, stimolato, atteso. Del resto – scriverà Spatola –“ ciò che contraddistingue la nostra epoca non è più soltanto il sistema della divisione del lavoro, conseguenza dell’introduzione dei metodi di produzione industriali, ma anche l’aspirazione a un mondo nel quale ogni differenza culturale tra l’artista e il non artista, tra l’intellettuale e il suo pubblico possa definitivamente scomparire. La poesia totale sembra offrire oggi al lettore non un prodotto definitivo, da accettare o subire nella sua chiusa perfezione, ma gli strumenti stessi della creazione poetica, nella loro strutturale rimaneggiabilità“».

  Alcuni anni dopo lo stesso Adriano, nel saggio Scrittura come collaborazione inserito nell’antologia critica Breton un uomo attento a cura di Ferdinando Albertazzi (Longo, Ravenna 1971), approfondisce questo argomento: « alla elaborazione della prosa di Breton concorrono innumerevoli gesti, dai più comuni ai più ieratici, il cui risultato non è una somma ma una interazione, e a lungo andare risulterà sempre più difficile distinguere in essi i decisivi dai superflui; il testo finirà con l’avere l’aspetto di un puzzle, di un gioco, cioè, che può essere giocato soltanto se non manca nemmeno un frammento, e che si basa sulla ricostruzione a posteriori di figure che non possono non avere un senso e che impongono a chi gioca di cercarlo e, in certo qual modo, di  “inventarlo”: il testo diventa insomma, per il critico, la storia della ricostruzione del puzzle: egli procede per tentativi, e ha alle spalle, che lo voglia o no, tutti i tentativi compiuti da altri prima di lui e che, si pensa, l’hanno lasciato insoddisfatto; egli può aggiungere o togliere, può cambiare di posto ai vari frammenti, può anche pensare che l’impostazione stessa del suo lavoro sia errata e decidere di adottare un punto di vista completamente diverso: in ogni caso, si rende conto che i tentativi che hanno preceduto il suo non sono rimasti al di qua della barriera, ma l’hanno scavalcata, hanno aggredito il testo fino a trasformarlo, fino a farne qualcosa di nuovo rispetto alla situazione iniziale, diventando anch’essi parte del testo , frammenti del puzzle».

Sono queste le risposte migliori, a mio parere, a coloro che, di fronte alle schede-tessere di Poesia da montare, ritenessero di avere a che fare con un banale giochetto per superare con un escamotage la fatica dell’ispirazione e della scrittura poetica.
     Maurizio Spatola

(ha collaborato Monica Olivieri) 

http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_storici/S00220.pdf?a=5f94453624ef0

Milano. Le opere di Franco Guerzoni. Mostra al Museo del Novecento: “L’immagine sottratta”

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Franco Guerzoni. L’immagine sottratta

a cura di Martina Corgnati

Museo del Novecento

piazza Duomo 8, Milano

9 settembre 2020  14 febbraio 2021

Siamo lieti di annunciare che l’esposizione sarà aperta al pubblico dal 9 settembre al 14 febbraio 2021.  Non sarà possibile procedere con una normale inaugurazione in presenza.  Sarà nostra cura tenervi aggiornati sul calendario degli eventi che svolgeremo all’interno del progetto espositivo.  Vi invitiamo a consultare il sito del Museo per gli orari e le modalità di visita. 

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Franco Guerzoni, Archeologie senza restauro, 2017, scagliola, gesso, pigmenti e polvere di quarzo su tavola, cm 150×200. Courtesy Galleria Studio G7, Bologna e Galleria MONITOR, Roma, Lisbona, Pereto.

Il Museo del Novecento riapre la stagione espositiva con la mostra Franco Guerzoni. L’immagine sottratta, a cura di Martina Corgnati, un affondo nell’opera dell’artista modenese in programma dal 9 settembre 2020 al 14 febbraio 2021.

La mostra segna il ritorno di Franco Guerzoni nella città dove hanno avuto luogo alcune delle sue principali esposizioni, e prosegue l’indagine condotta dal museo sui protagonisti e i movimenti che hanno contrassegnato il panorama artistico italiano nella seconda metà del Novecento.

Il catalogo della mostra edito da Skira, Milano, contiene un saggio di Martina Corgnati e uno scritto di Adele Ghirri.  

Si ringrazia BPER:BANCA per il sostegno al progetto.

Info

Franco Guerzoni. L’immagine sottratta

a cura di Martina Corgnati

9 settembre 2020 – 14 febbraio 2021

ingresso compreso nel biglietto di accesso al Museo (5,00 €)

Promosso da
Comune di Milano | Cultura e Museo del Novecento

Museo del Novecento

piazza Duomo 8, Milano

tel. 02 88444061

c.museo900@comune.milano.it

www.museodelnovecento.org

Facebook: MuseodelNovecento

Twitter: @museodel900

Instagram: @museodel900
Orari e modalità di accesso
si prega di consultare il sito web del museo

www.museodelnovecento.org

Pieve di Cento (BO). Mostra al Magi “Fuoripagina” rassegna di poesia visiva collezione di Gian Paolo Roffi

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FUORIPAGINA
Poesia Visiva dalla collezione Roffi
a cura di Gian Paolo Roffi
Apertura della mostra sabato 26 settembre ore 17:30

Prenotazione obbligatoria

alla mail: info@magi900.com

Dal 26 settembre al 25 ottobre 2020

Fuoripagina fa un’altra tappa del suo già ricco percorso. Dopo l’inizio a Bettona (Perugia) e i passaggi allo Studio “Segni & Segni” di Bologna, al Mac,n di Monsummano Terme, al “Gabbiano” di La Spezia, alla Fondazione Balestra del Castello Malatestiano di Longiano, ora si presenta al MAGI ‘900.

Artista e poeta visivo, negli oltre quarant’anni della sua attività Gian Paolo Roffi ha raccolto una vasta collezione di opere di grande qualità, selezionate grazie alla rete internazionale di conoscenze e collaborazioni su cui si fonda questo straordinario movimento di ricerca, sospeso tra parola e immagine.

Con 140 opere di oltre 100 artisti internazionali accomunati dall’idea di trasgredire la norma della pagina, offrono una panoramica molto ampia dei protagonisti e delle modalità espressive, in una sequenza enciclopedica che da Vincenzo Accame a William Xerra traccia una storia divertente, provocatoria, leggera e profonda dell’età contemporanea.

Oltre alla presentazione di Pasquale Fameli, che apre il catalogo pubblicato l’anno scorso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, quest’anno Giovanni Fontana le ha dedicato un ampio saggio sul numero speciale della rivista “Fermenti”.

Ingresso gratuito.

Gli artisti in mostra sono:
Vincenzo ACCAME, Fernando AGUIAR, Paolo ALBANI, Fernando ANDOLCETTI, Davide ARGNANI, Alain ARIAS-MISSON,  Nanni BALESTRINI, Vittore BARONI, Gianfranco BARUCHELLO, Alessandro BENFENATI, Mirella BENTIVOGLIO, Carla BERTOLA, Joseph BEUYS, Tomaso BINGA, Julien BLAINE, Irma BLANK, Jean-François BORY, Anna BOSCHI, Antonino BOVE, José A. CACERES, Ugo CARREGA, Luciano CARUSO, Guglielmo Achille CAVELLINI, Sergio CENA, Giuseppe CHIARI, Henry CHOPIN, Cosimo CIMINO, Mario COMMONE, Vitaldo CONTE, Carlo Marcello CONTI, Corrado COSTA, Mauro DAL FIOR, Augusto DE CAMPOS, Haroldo DE CAMPOS, Paul DE VREE, Chiara DIAMANTINI, Marcello DIOTALLEVI, Pablo ECHAURREN, Alberto FAIETTI, Mariapia FANNA RONCORONI, Fernanda FEDI, Bartolomé FERRANDO, Gio FERRI, Luc FIERENS, Giovanni FONTANA, Claudio FRANCIA, Nicola FRANGIONE, John FURNIVAL, György GALANTAI, Giovanni GERBINO & Fortunato DEPERO, Gino GINI, Jochen GERZ, Eugen GOMRINGER, Klaus GROH, Elisabetta GUT, Bernard HEIDSIECK, Geoffrey HENDRICKS, Emilio ISGRO’, Théodore KOENIG,  Jirí KOLAR, Richard KOSTELANETZ, Maurice LEMAÎTRE, Arrigo LORA TOTINO, Ruggero MAGGI, Roberto MALQUORI, Mauro MANFREDI, Lucia MARCUCCI, Stelio Maria MARTINI, Nanni MENETTI, Eugenio MICCINI, Giorgio MOIO, Marianna MONTARULI & Beniamino VIZZINI, Emilio MORANDI, Massimo MORI, Magdalo MUSSIO, Giulia NICCOLAI, Ladislav NOVAK, Nahl NUCHA, Maurizio OSTI, Clemente PADIN, Paolo PASETTO, Giancarlo PAVANELLO, Michele PERFETTI, Lamberto PIGNOTTI, Gian Paolo ROFFI, Giovanna SANDRI, Roberto SANESISARENCO, Antonio SASSU, Alba SAVOI, Greta SCHOEDL, Carlo Alberto SITTA, Adriano SPATOLA, Shohachiro TAKAHASHI, Luigi TOLA,  Andrew TOPEL, Timm ULRICHS, Jiri VALOCH, Ben VAUTIER, Emilio VILLA, Alberto VITACCHIO, Rodolfo VITONE, William XERRA.

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Marseille. Centre International de poésie: Giovanni Fontana, “epigenetic poetry” eclettico poeta visivo e sonoro

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Giovanni Fontana.
Epigenetic Poetry ore 14 Performances: 11/12.09 – ore 17.30
Centre international de poésie Marseille👀
In mostra una serie di opere visive e sonore sviluppate da Giovanni Fontana, artista poliedrico, che, interessato al rapporto tra le arti, approda a una nuova concezione del testo teorizzando la sua “poesia epigenetica”
Progetto a cura di Patrizio Peterlini Parte del programma Parallèles du Sud di Manifesta Biennial Prodotto da: Fondazione Bonotto (Vicenza), CIPM (Marseille), Alphabetville (Marseille). Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (7 Edizione 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo
11.09 – 2 pm Performance days: 11/12.09 – 5.30 pm
Centre international de poésie Marseille👀 On show a series of visual and sound works developed by Giovanni Fontana, multi-talented artist, who, interested in the relationship between the arts, comes to a new conception of text and theorizes his “epigenetic poetry”
Project curated by Patrizio PeterliniPart of Manifesta Biennial‘s Parallèles du Sud programProduction: Fondazione Bonotto (Vicenza), CIPM (Marseille), Alphabetville (Marseille)The project is supported by the Italian Council 7th Edition 2019) program to promote Italian contemporary art in the world by the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism.
#FondazioneBonotto#GiovanniFontana#Manifesta13#Manifesta13Marseille#MIBACT#CreativitaContemporanea#ItalianCouncil#ContemporaryItalianArt

Elio Grasso, ‘Anni di Poesia’ 1985-2019: recensioni e note di un critico attento. “Zeroglifico” di A. Spatola in copertina

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Fra i tanti autori di cui il genovese Elio Grasso si è occupato nel corso di trentaquattro anni di lavoro critico posso citarne solo alcuni, chiedendo venia agli altri: Laura Accerboni, Franco Beltrametti, Nanni Cagnone, Alberto Cappi, Carlo Marcello Conti, Giuliano Della Casa, Flavio Ermini, Biancamaria Frabotta, Marco Giovenale, Valerio Magrelli, Angelo Maugeri, Mario Moroni, Giulia Niccolai, Aldo Nove, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Maria Pia Quintavalla, Mario Ramous, Anna Ruchat, Gabriella Sica, Antonio Spagnuolo, Adriano Spatola, Paolo Valesio, Cesare Viviani, Valentino Zeichen,

copertina elio Grasso

note elio Grasso

retro copertina elio Grasso