Firenze. Mostra alla fondazione CR: “Periplo”, opere dell’Archivio Caruso

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PERIPLO
Un viaggio tra le opere e
i documenti dell’Archivio Luciano Caruso

La mostra presenta un nucleo selezionato di opere di Luciano Caruso (1944-2002) che ne visualizzano l’intenso itinerario artistico e intellettuale attraverso un viaggio à rebours: dall’ultimo libro-opera Periplo, realizzato a Firenze nel 2002, passando per le tavole de La via della seta, sino a risalire alla serie Atlante legata agli esordi verbo-visuali a Napoli negli anni Sessanta.

Un viaggio spiraliforme tra parola, immagine, gesto e materia che si concretizza in libri-opera, poesie visuali e materiali legate a due diversi ma indissolubilmente intrecciati momenti del suo percorso creativo e insieme biografico: dalla maturità artistica ed esistenziale vissuta, in maniera più intima e appartata, a Firenze, alla vicenda di formazione napoletana frutto di incontri e di intense condivisioni sperimentali.
Una selezione di materiali d’archivio, strettamente legati alla complessa e multiforme attività di Caruso e del gruppo di Continuum, accompagna la visione delle opere, per documentare, attraverso libri, lettere, fotografie e riviste le inedite relazioni intessute con intellettuali e artisti italiani e internazionali.
Questo duplice registro espositivo riflette l’intreccio tra la creazione delle opere e l’attività di saggista, critico, organizzatore di eventi culturali e studioso, una peculiarità che distingue Luciano Caruso nel panorama della contemporaneità.

PERIPLO
A journey into the works and the documents of the Archivio Luciano Caruso

This exhibition presentes a selected nucleus of works by Luciano Caruso (1944-2002) which visualizes his intense artistic and intellectual journey through an inverted itinerary, from his last book object Periplo, made in Florence in 2002, to the early Atlante series of his verbo-visual beginning in 1960s Naples, passing through the pages of La via della seta.
A travel spiraling through words, images, gestures, matter which coalesce in
book objects, visual poems, and materials associated to two different yet inseparable
periods of his creativity and biography: moving backward from the artistic and existential maturity reached in the intimate seclusion of his Florentine years to the formative Neapolitan times rich of encounters, exchanges, and collaborative experimentations.
A selection of archival materials, strictly related to the complex and multifarious activity of Caruso and of the group Continuum, accompanies the works of poetry, in order to document through books, letters, photographs and magazines the relationships  the poet carried on Italian and international artists and intellectuals.
This double register of the exhibition reflects the intertwining between poetic creations and Caruso’s activity as essayst, literary critic, scholar, and organizer of cultural events which distinguishes his figure in today’s cultural panorama.

a cura di / curated by Archivio Luciano Caruso
promossa da
/ promoted by Fondazione CR Firenze

selezione delle opere e dei documenti / works and documents selected by Alessandra Acocella, Barbara Cinelli, Sonia Puccetti, Giorgio Zanchetti
Spazio Mostre Fondazione CR Firenze / Via Bufalini 6, 50122 Firenze
5.4.-14.7.2019 ingresso libero / free entrance
Vernissage 4.4.2019 h 18
INFO

tel. +39 055 5384 997/001
spaziomostre@fcrf.it
www.fondazionecrfirenze.it/mostra-periplo-luciano-caruso

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Roma. Mostra “Infinito in scatola”: Lamberto Pignotti e la Poesia Visiva documenti alla Fondazione Menna

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Lamberto Pignotti

Infinito in scatola

a cura di Antonello Tolve

dal 13 aprile al 21 settembre 2019

La Fondazione Filiberto e Bianca Menna, in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale, con l’Associazione FigurAzioni e con la Galleria Contact, è lieta di annunciare l’importante mostra dedicata a Lamberto Pignotti, che si terrà presso la sede romana della Fondazione, in via dei Monti di Pietralata 16

Tratto da Odissea, la sua prima raccolta poetica ciclostilata in un centinaio di copie nel 1954, il titolo della mostra è viatico di un percorso che vuole raccontare l’itinerario creativo e riflessivo di un intellettuale totale che, dall’avamposto privilegiato del pensiero poetico, ha costruito e articolato un discorso nuovo sull’arte poetica, intesa sin dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso come visione interdisciplinare e interartistica che non vuole assorbire passivamente le aggressioni dei «potenti mezzi di diffusione», ma inserirsi laboriosamente nei processi di stimolazione dei cervelli, nell’organizzazione di una cultura di massa che non sia cultura del controllo totale quanto piuttosto spazio di dibattito democratico.

Muovendo da una serie di lavori storici , di manifesti, di fotografie, di cine-poesie, di libri creativi, teorici e critici – come non pensare all’antologia di Poesie Visive uscita in quattro volumetti, nel 1965, per l’editore Sampietro di Bologna che istituisce un vero e proprio genere artistico, un movimento internazionale ancora da scoprire – Infinito in scatola propone oggi un itinerario nella molteplice attività (teorica e creativa, appunto) di un artista tra i più ironici e irriverenti del Novecento che ha saputo lavorare in prima linea: e con il futuro negli occhi è riuscito a costruire il nuovo nel suo farsi.

«Vorrei ancora rivedere… ma le immagini si affastellano confondendo figure e sfondi, testi e contesti, sconfinando fra parole che diventano immagini e figure che diventano scritture» (Pignotti).

Accanto a questo primo momento più strettamente espositivo, la Fondazione propone nella sede legale di Salerno, dimora della prestigiosa Biblioteca che custodisce i libri di Filiberto Menna, una mattinata di studi sull’artista che si terrà nel prossimo mese di giugno, durante la quale saranno presentati al pubblico alcuni prestigiosi libri tra cui Il mondo (1975), Eterografia (1976), In principio (1986), Poesia e no (1998), e la proiezione della cinepoesia Volerà nel ʼ70, realizzata a Firenze nel 1965 e firmata da Antonio Bueno, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti.

 

Lamberto Pignotti. Infinito in scatola

a cura di Antonello Tolve

13 aprile / 21 settembre 2019

Fondazione Filiberto e Bianca Menna | Archivio Menna | Binga

Via dei Monti di Pietralata 16 – Roma

info | +39 349 5813002 – 340 1608136

BIOGRAFIA SINTETICA DELL’ARTISTA

LAMBERTO PIGNOTTI nasce da un padre pittore nel 1926 a Firenze. Qui si laurea e risiede fino al 1968, anno in cui si trasferisce a Roma. Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, avvia sperimentazioni di arte verbovisiva. Alla metà degli anni Cinquanta inizia l’attività saggistica, deliberatamente rivolta alla critica militante e all’attualità culturale. Per tali settori collabora regolarmente con articoli e saggi a quotidiani e periodici di interesse nazionale, a varie riviste italiane e straniere, come Paese sera, La Nazione, L’Unità, Rinascita, e a programmi della RAI. Nei primi anni Sessanta concepisce e teorizza le prime forme di poesia tecnologica e poesia visiva, di cui cura nel 1965 la prima antologia. Nel 1963 dà vita, con altri artisti e critici, al Gruppo 70 e partecipa pochi mesi dopo alla formazione del Gruppo 63. Dal 1971 al 1996 ha portato avanti, prima come professore alla Facoltà di Architettura di Firenze e poi al DAMS della Facoltà di Lettere di Bologna, dei corsi sugli svariati rapporti fra avanguardie, mass-media e new-media. La sua opera artistica procede rapportando segni e codici di diversa provenienza: linguistici, visivi, dell’udito, del gusto, dell’olfatto, del tatto, del comportamento, dello spettacolo: da siffatta attività multimediale e sinestetica nascono, tra happening e performance, le Poesie e no, le cine-poesie, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, le chewing poems e, naturalmente, le poesie visive sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità, ecc.

Ha pubblicato vari libri (poesia, narrazione, saggistica, antologie, poesia visiva) con Mondadori, Lerici, Einaudi, Marsilio, Guaraldi, Sampietro, Vallecchi, Carucci, Campanotto, Il Verri, L’Espresso, Florida, Empiria, Guida, Meta, Morra, Fermenti, Dedalo, Le impronte degli uccelli, Laterza, Manni, Gli Ori, Fondazione Berardelli, Peccolo, Frullini, Tracce, Milella, ecc. Ha promosso, curato o organizzato, da solo o con altri, mostre di poesia visiva, rassegne d’arte inter-mediale, dibattiti, festival e convegni sulla cultura in atto. Ha partecipato intensamente a convegni, dibattiti, lezioni, conferenze, performance e festival in Italia e all’estero. Gli sono state dedicate varie tesi di laurea. Come poeta visivo e lineare è incluso in molte antologie italiane e straniere ed è trattato in vari libri di saggistica e consultazione. Ha collaborato assiduamente a Paese Sera, La Nazione, L’Unità, Rinascita, a programmi culturali della RAI, oltre che a svariate riviste italiane e straniere. Nel 1975 è uscito per l’editore Carucci il primo libro monografico sulla sua poesia visiva dal 1945 al 1975 a cura di Aldo Rossi e Gillo Dorfles; i Quaderni del Verri gli hanno dedicato un’altra monografia nel 1976, in occasione di una mostra personale a Palazzo Tè, Galleria civica d’arte moderna di Mantova, con introduzione di Luciano Anceschi e Renato Barilli e interventi critici di altri ventotto autori; le Edizioni Elle Ci hanno pubblicato nel 1977 Biblia pauperum, un volume verbo-visivo con scritti di Eugenio Battisti, Umberto Eco, Pietro Favari e Mario Lunetta; l’editore Campanotto ha stampato nel 1981 una cartella di sue poesie visive, Visibile Invisibile, con saggio introduttivo di Egidio Mucci; le edizioni Morra hanno pubblicato nel 1989 un altro suo libro monografico di poesie visive, Albo d’oro, con introduzione di Matteo D’Ambrosio; Alessandra Borgogelli ha introdotto nel 1995 per le edizioni Officina Immagine un’altra cartella di sue poesie visive, Gusto e gusto. Una vasta monografia curata da Martina Corgnati per l’editore Parise nel 1996 contiene tra l’altro una bio-bibliografia generale e un’antologia critica con scritti di 48 autori, fra cui Dorfles, Argan, Eco, Anceschi, Lunetta, Bonito Oliva, Muzzioli, Quintavalle, Patrizi, Menna, Barilli. Del 2008 è il volume monografico pubblicato da Gli Ori di Prato, del 2010 una ulteriore vasta monografia (La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio. Opere dal 1945 al 2010) pubblicata dalla Fondazione Berardelli di Brescia e del 2012 la più recente monografia (Poesia visiva tra figura e scrittura) pubblicata da Skira per il CSAC dell’Università di Parma. La rivista Meta. Parole & Immagini gli ha dedicato nel luglio 1998 la copertina e varie pagine illustrate con un saggio di Claudio Cerritelli. Anche la rivista Titolo gli ha dedicato nel 1999 la copertina con pagine illustrate e con un saggio di Giorgio Bonomi. Sue opere figurano in prestigiose sedi pubbliche e selezionate collezioni private. Alle sue performance sono in larga parte dedicati due libri pubblicati dal Caffè Letterario Giubbe Rosse, Poesie in azione, con introduzione di Pietro Favari (Firenze, 2001) e Teatro e no, con un saggio di Paolo Guzzi, Firenze, 2004. Tra le sue ultime personali si ricordano almeno Tutti i sensi allo Studio Varroni di Roma (2016), La poesia visiva di Lamberto Pignotti alla Galleria Clivio di Milano (2016), Il mondo? Dove? sempre alla Galleria Clivio di Milano (2017), Verso libero e indipendente al Centre Pompidou di Parigi (2018) e Controverso. Arte per fraintenditori alla Galleria Contact di Roma (2019).

Rieti. Mostra all’Archivio di Stato: “Karnhoval ’69”, arte e poesia in piazza, ideatori Adriano Spatola, Alberto Tessore

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Rieti, 16 aprile – 30 agosto 2019 | Karnhoval. L’avanguardia artistica nella Rieti del 1969

 

Rieti, 16 aprile - 30 agosto 2019 | Karnhoval. L'avanguardia artistica nella Rieti del 1969

Il performer Julien Blaine

 

A Rieti, martedì 16 aprile 2019, alle ore 16, presso la sede dell’Archivio di Stato, si inaugura la mostra Karnhoval. L’avanguardia artistica nella Rieti del 1969, a cura di Roberto Lorenzetti, Ubaldo Munzi e Alberto Tessore.

Sono passati 50 anni dal Karnhoval, il “Carnevale internazionale degli Artisti” andato in scena a Rieti nel febbraio 1969. L’evento nasceva come incontro delle avanguardie provenienti da diverse parti del mondo in un periodo storico segnato dalla contestazione. Ad organizzarlo fu un comitato internazionale che, insieme ad Alberto Tessore, vide la presenza di Adriano Spatola, John “Hoppy” Hopkins, Emilio Villa e Wolf Vostel. Per celebrare la ricorrenza, l’Archivio di Stato di Rieti ha realizzato una mostra attraverso la documentazione originale presente in Archivio, integrata da quella di Alberto Tessore, uno degli organizzatori del Karnhoval. La cura grafica è stata affidata all’architetto Ubaldo Munzi. La mostra è organizzata in collaborazione con il liceo artistico “Calcagnadoro”, il teatro Potlach e l’istituto professionale di Stato per i Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Costaggini”. Il programma della giornata prevede un incontro-dialogo con alcuni degli artisti che parteciparono a quell’evento e la rappresentazione Processo a Brancusi. Che cos’è un’opera d’arte?, messa in scena dagli studenti del “Calcagnadoro” con la direzione del teatro Potlach.

La mostra propone, tra gli altri, alcuni documenti di e su John “Hoppy” Hopkins, il fotografo che ha immortalato la nascita del movimento hippie e di alcune band come Rolling Stones, Beatles e Pink Floyd, nonché organizzatore del celebre festival “14-Hour Technicolor Dream” dove si esibirono, tra gli altri, John Lennon e i Soft Machine. Il materiale esposto è anche un tributo ad Adriano Spatola, poeta, editore e critico letterario, il quale si contraddistinse per uno stile astratto e legato alle arti visive. Nel corso della sua attività di critico fu anche redattore della rivista «Quindici». Nella sala mostre sono presenti documenti che riguardano la presenza al Karnhoval dello scrittore e giornalista Sergio Saviane e del poeta e drammaturgo Dario Bellezza. Sono esposti anche documenti sul contesto storico nazionale e internazionale che accompagnava quell’evento.

La mostra, a ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 30 agosto 2019. Il giorno dell’inaugurazione sarà consentito l’accesso fino ad esaurimento dei posti nelle sale.

 

Paris. Palais de Tokyo, “La Voix Libérée”: International Sound Poetry

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Prato. Poesia visiva al Palazzo Pretorio: “Effetto Leonardo”, 80 artisti in mostra. Opere dalla Collezione Carlo Palli

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MUSEO DI PALAZZO PRETORIO
Effetto Leonardo. Opere dalla collezione Carlo Palli
opening: giovedì 4 aprile 2019 ore 18.30 a Palazzo Pretorio

5 aprile—30 giugno 2019

Evento promosso da Comune di Prato – Museo di Palazzo Pretorio. In collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

L’eco di celebrazioni diffuse per il cinquecentenario della morte di Leonardo (nato a Vinci nel 1452, scomparso ad Amboise nel 1519) si riverbera anche da Prato, dove dal 5 aprile al 30 giugno 2019 si apre la mostra Effetto Leonardo. Opere dalla collezione Carlo Palli, realizzata dal Museo di Palazzo Pretorio in collaborazione con il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci al quale il collezionista pratese nel 2006 ha donato 200 opere della sua raccolta d’arte contemporanea.

La mostra al Museo di Palazzo Pretorio – curata dal responsabile di collezioni e archivi del Centro Pecci, Stefano Pezzato, col coordinamento della conservatrice del Museo civico, Rita Iacopino, e allestimento dell’architetto Francesco Procopio – presenta oltre 80 opere di 50 artisti italiani e internazionali articolate in un percorso tematico d’ispirazione leonardesca, quale omaggio al genio vinciano e in “continuità” sia con la grande tradizione storico-artistica della Toscana sia con la vocazione all’arte contemporanea della città di Prato, dove sono sorte e hanno sede varie raccolte contemporanee d’eccellenza.

Opera simbolo della mostra è il famoso ritratto senile di Leonardo rielaborato graficamente da Man Ray in un ready made aiutato del 1967, che riafferma la matrice duchampiana dell’objet trouvé e spiana la strada al recupero postmoderno di icone universali come Leonardo, ironicamente “ritrovato” col sigaro in bocca. Premessa alla mostra diventa così la tela del “paroliere” Ben Vautier che riporta l’assunto manifesto dell’arte concettuale: L’arte è un discorso sull’arte. Tutta la mostra si presenta infatti come un “discorso sull’arte” di Leonardo, il suo mito, le sue ricerche e le sue attività, i suoi capolavori e i suoi codici, rivisitati e reinterpretati, ripresi o evocati da decine di artisti in Italia e nel mondo nell’arco di tre decenni, dalla fine degli anni Sessanta al Duemila.

Al piano terra del Museo di Palazzo Pretorio la mostra si dipana in sezioni contigue di opere dedicate a: Leonardo e Monna Lisa; parole sull’arte (e Leonardo); la scrittura riflessa; l’ultima cena; la natura; l’anatomia e la fisiognomica; il disegno e la pittura; gli strumenti e le macchine; il volo.
Al primo piano del Museo sono presentate invece altre “scelte del collezionista” intorno all’immaginario leonardiano che costituisce il filo conduttore della mostra.
Tutto il percorso, in fondo, è frutto di scelte, intenzioni e opportunità del pratese Carlo Palli (ex tennista, poi gallerista, mercante d’arte e battitore d’asta, quindi collezionista passionale e archiviatore irriducibile, committente e sodale di molti artisti), della sua predilezione per le ricerche artistiche neo-dadaiste, in particolare il Nouveau Realisme e la Pop Art, Fluxus e la Poesia Visiva, delle sue frequentazioni assidue con azionisti e performers, musicisti sperimentali, poeti irregolari, artisti intermediali; tutte esperienze artistiche che riprendono o ripercorrono motivi culturali e fatti sociali in chiave concettuale eppure divertita, sottile e anche pungente, intelligente ma spesso irriverente, in forme che sono ora proposte in questa mostra.

Artisti
Ay-O, Anna Banana, Massimo Barzagli, Mirella Bentivoglio, Alighiero Boetti, Umberto Buscioni, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Giuseppe Desiato, Paul De Vree, Herman De Vries, Jean Dupuy, Lawrence Ferlinghetti, Giovanni Fontana, Claudio Francia, John Furnival, Fabrizio Garghetti, John Giorno, Klaus Groh, Pietro Grossi, Al Hansen, Geoffrey Hendricks, Allan Kaprow, Jiri Kolar, Ketty La Rocca, Arrigo Lora-Totino, George Maciunas, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Larry Miller, Yoko Ono, Luciano Ori, Orlan, Ben Patterson, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Man Ray, Gianni Ruffi, Serge III, Mario Schifano, Daniel Spoerri, Stelarc, Luigi Tola, Karel Trinkewitz, Ben Vautier, Emilio Villa, Rodolfo Vitone, Wolf Vostell.

Quando
5 aprile – 30 giugno 2019
opening: giovedì 4 aprile 2019 ore 18.30

Per informazioni: www.palazzopretorio.prato.it
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Traversetolo (PR). De Chirico e Savinio: “Dioscuri dell’arte, mitologia moderna”, mostra alla Fondazione Magnani Rocca

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16 Marzo 2019 – 30 Giugno 2019
Mamiano di Traversetolo (Pr), Fondazione Magnani-Rocca
DE CHIRICO E SAVINIO. Una mitologia moderna

Dal 16 marzo al 30 giugno 2019 la Fondazione Magnani-Rocca ospita una grande mostra dedicata a Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, i «Dioscuri» dell’arte del XX secolo.
I due fratelli hanno ripensato il mito, l’antico, la tradizione classica attraverso la modernità dell’avanguardia e della citazione, traslandoli e reinterpretandoli per tentare di rispondere ai grandi enigmi dell’uomo contemporaneo, dando vita a quella che Breton definì una vera e propria mitologia moderna.
La mostra – allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma – presenta oltre centotrenta opere tra celebri dipinti e sorprendenti lavori grafici, in un percorso espositivo che, dalla nascita dell’avventura metafisica, si focalizza su un moderno ripensamento della mitologia e giunge alla ricchissima produzione per il teatro, documentata anche da preziosi bozzetti, figurini e costumi per l’opera lirica del Teatro alla Scala di Milano.

I Dioscuri dell’Arte – «Sono l’uno la spiegazione dell’altro» scriveva Jean Cocteau dei due fratelli de Chirico. Vicinissimi nei primi passi delle rispettive carriere, de Chirico e Savinio lavorano a stretto contatto nei primi anni parigini. André Breton definiva il loro lavoro “indissociabile nello spirito”: le visioni concepite da Giorgio in quegli anni, trovano un corrispettivo letterario nella poetica del fratello; nonostante il merito sia stato storicamente attribuito al genio di de Chirico, ad oggi è ormai riconosciuto il ruolo rivestito da Savinio nell’elaborazione dell’estetica metafisica.

Giorgio (1888-1978) e Andrea (1891-1952) de Chirico – nascono in Grecia, dove trascorrono tutta l’infanzia. Figli di un milieu alto borghese e cosmopolita, ricevettero un’educazione solida ed internazionale, influenzata dal romanticismo e dal nichilismo tedeschi, dall’avanguardia parigina, dalla cultura classica mediterranea, greca certamente, ma anche profondamente italiana.
Questo particolarissimo imprinting filosofico, artistico e letterario, che forgia le menti dei fratelli de Chirico nei loro anni di formazione e primi anni di attività, darà come risultato uno dei momenti più originali e più alti della cultura figurativa italiana del Novecento.

Il viaggio, il mistero del distacco, la struggente commozione del ritorno, gli interrogativi sulla condizione umana, il richiamo al mito – Nonostante il comune percorso intellettuale, de Chirico e Savinio dimostrarono fin da giovani caratteri e approcci diversi alla pratica artistica. Savinio, figura poliedrica, nasce come musicista e compositore, diviene in seguito scrittore e approda alla pittura solo all’età di trentacinque anni. De Chirico, dalla personalità più decisa e granitica, individua fin dall’adolescenza la sua strada nella pittura.
Se le opere di entrambi sono caratterizzate da temi di interesse comune come il viaggio, il mistero del distacco, la struggente commozione del ritorno, gli interrogativi sulla condizione umana, il richiamo al mito, all’antico, le interpretazioni che i due fratelli ne forniscono non sono le stesse, approdando spesso a risultati stilisticamente e iconograficamente distanti.
Più freddo, mentale e concettuale, de Chirico, anche dopo la grande stagione metafisica non rinuncerà a rappresentazioni ancora impregnate di enigmi, che caratterizzeranno i suoi paesaggi che richiamano ai miti dell’antichità, cavalli fra le rovine della civiltà greca, gladiatori in procinto di vivere o morire, autoritratti e ridondanti nature morte.
Gioco e ironia sono invece i cardini intorno ai quali ruota l’estetica di Alberto Savinio. A differenza del fratello, infatti, Savinio dimostra un’innata capacità di immettere nei profondi silenzi metafisici la sapiente leggerezza dell’ironia, che si dispiega attraverso una visionarietà fantastica. Nelle sue opere oggetti inanimati ed esseri animati si uniscono in un’unica rappresentazione colorata e vivace, nella quale forme umane e animali si confondono e si decontestualizzano, inserite all’interno di prospettive impossibili e di un’atmosfera improbabile quanto ludica.

Il catalogo – I contributi in catalogo si concentrano sull’approccio dei fratelli alle loro fonti (Nicol Mocchi), oltre ai rispettivi percorsi nelle varie discipline artistiche in cui si sono confrontati: la pittura (Alice Ensabella), ovviamente, ma anche il libro d’artista e il teatro (Mauro Carrera), oltre alle consonanze fra i ‘Dioscuri’ e Luigi Magnani, creatore della Fondazione (Stefano Roffi). Essendo i motivi di ispirazione della costruzione della suddetta mitologia moderna al centro di questo progetto, due contributi in catalogo si focalizzano su aspetti più specifici dell’iconografia saviniana (Gerd Roos) e dechirichiana (Daniela Ferrari).

De Chirico e Savinio. Una mitologia moderna
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 16 marzo al 30 giugno 2019. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche lunedì di Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno. Lunedì chiuso (aperto Lunedì di Pasqua).
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 10,00 per gruppi di almeno venti persone – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it http://www.magnanirocca.it
Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16.00, 17.00, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 17,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Alice Ensabella e Stefano Roffi,
saggi in catalogo di Nicoletta Cardano, Mauro Carrera, Alice Ensabella, Daniela Ferrari, Magdalena Holzhey, Nicol Mocchi, Stefano Roffi, Gerd Roos.
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net tel. 049 663499

La mostra è realizzata grazie al contributo di:
FONDAZIONE CARIPARMA, CRÉDIT AGRICOLE ITALIA.
Con la collaborazione di AXA XL Art & Lifestyle, parte di AXA XL, divisione di AXA, e di AON S.p.A.
Media partner: Gazzetta di Parma.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.