Busto Arsizio (VA). Moregola Gallery: William Xerra ‘Matera, percorso rituale’

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                                                                                         WILLIAM XERRA

“PERCORSO RITUALE NEI SASSI DI MATERA”

 

Fino al  16 giugno 2019
16.00/19.00

Esattamente a distanza di 40 anni la mostra ripercorre la performance  messa in scena da William Xerra  nella città di Matera, attraverso le fotografie scattate l’8 marzo 1979 da Angelo Saponara. Le immagini descrivono il “percorso rituale” nei Sassi condotto dall’artista con la “bassa musica” di Carbonara, una piccola banda tradizionalmente legata alle processioni, che lo  accompagnò in un itinerario, lungo  il quale Xerra  segnò di bianco  il cammino con l’evocativa scritta “VIVE”, parola utilizzata nella poetica dell’artista per salvare qualcosa andato perduto o dimenticato. Visionario e profetico, l’intervento di Xerra ha trasformato l’area dei Sassi, sgomberata nel 1952 con una legge che impose il trasferimento di due terzi degli abitanti in nuovi quartieri residenziali, in opera d’arte avviando  in anni in cui il nucleo originario della città viveva una situazione di abbandono, una riflessione artistica e sociale su un luogo tanto antico quanto dimenticato. Scriveva Franco Solmi nel testo in catalogo edito nel dicembre 1979 da Vanni Scheiwiller e realizzato per documentare la performance di Xerra : “… Matera, città del presente, s’è adornata del rito trovando nell’arte la verità della propria finzione, la sublime irrealtà della propria immagine e delle proprie memorie. E’ bastato un passo, una musica, un segno rituale e lo spettacolo si è riaperto su scenari di fiabe immemorabili. E se il gesto era del presente, qualcosa delle antiche memorie poteva ormai riaffiorare senza timore d’essere disperso”. Ad accompagnare le immagini di Angelo Saponara, alcune fotografie scattate nel 1978 da William Xerra durante un primo passaggio a Matera sulle quali l’artista è poi intervenuto con riflessioni e appunti scritti e alcune carte degli anni Settanta dove la parola “Vive” è presente come “… un gesto che attraversa lo spazio dell’opera¹. Dopo 40 anni ed esattamente nell’anno in cui Matera è Capitale Europea della Cultura, è quanto mai attuale e significativo ritornare, attraverso il lavoro di William Xerra, a ripercorrere un luogo oggi riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

¹ Manuela Gandini Affresco live storia di un incontro, 2011, Postmedia, Milano

 

 

 

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Milano. Al Laboratorio Formentini Poesia che (r)esiste: una tavola rotonda

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giovedì 13 giugno, ore 19:30 – LABORATORIO FORMENTINI

Poesia che (r)esiste: una tavola rotonda

a cura di Amos Mattio

La poesia è morta o è viva? E cosa ne pensano i giovani autori che tanto di sé lasciano sulla pagina, nonostante la difficoltà di farla giungere negli scaffali dei lettori del terzo millennio, che abitano social e si specchiano nei propri selfie?

Durante la serata di confronteranno sul tema alcuni poeti che, per quanto “giovani”, hanno idee chiare su quello che scrivono:

Fabrizio Bernini, Marco Corsi, Amos Mattio, Alessandro Pellicioli, Wolfango Testoni, Mary Barbara Tolusso.

La Casa della Poesia, Laboratorio Formentini, via Formentini 10,Milano – Ingresso libero

La Casa della Poesia di Milano
web: http://www.lacasadellapoesia.com
e-mail: segreteria@lacasadellapoesia.com

Come raggiungere con i mezzi pubblici via Formentini 10 – Milano:
Metro: M2 Lanza, M3 Montenapoleone, M1 Cordusio
Tram: 2, 4, 12, 14
Autobus 57, 61

Prato. Performance a Palazzo Pretorio: Philip Corner e Phoebe Neville

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Performance
intorno alla mostra
“Effetto Leonardo. Opere dalla Collezione Carlo Palli”


Performance di Philip Corner e Phoebe Neville
venerdì 7 giugno 2019
ore 18.00
Prato, Museo di Palazzo Pretorio

Compositore, musicista, pittore, performer calligrafo e soprattutto artista che con i suoi interventi performativi e visivi è stato uno dei promotori del movimento Fluxus sulla scena dell’arte internazionale, Philip Corner sarà a Palazzo Pretorio, venerdì 7 giugno (ore 18), per una performance live promossa all’interno della mostra Effetto Leonardo. Opere dalla collezione Carlo Palli. Ingresso libero.

L’artista statunitense, di cui sono presenti in mostra due opere, si esibirà insieme alla moglie Phoebe Neville, ballerina e coreografa, nella performance Se non è in fluxus è petrificatus; Gong/Orecchio – duetto con Les gongs qui virvoltage di Michel Vogel, e cymballes balinaises, Out of John’s Cage / Fuori dalla Gabbia do John – con la partecipazione del pubblico, FLU–XUS canto comunale.

Philip Corner (New York, 1933), compie studi accademici alla Columbia University, a Parigi è nella classe di Olivier Messiaen, durante l’esperienza militare in Corea si avvicina alla calligrafia orientale, la vicinanza con John Cage e l’interesse per la sua ricerca sull’aleatorietà e indeterminazione sono alla base della sua scrittura musicale e poetica. Artista, musicista e compositore versatile, creatore di installazioni oggettuali, partiture calligrafiche, disegni e collage, è membro storico del movimento Fluxus. Nel 1962 ha partecipato al primo Festival del movimento a Wiesbaden dove ha eseguito l’azione Piano Activities, nello stesso anno ha iniziato la sua collaborazione con il Judson Dance Theatre a New York contribuendo alla nascita di gruppi e collettivi sperimentali di musica e danza contemporanea. Tra le performance italiane la partecipazione alla Biennale di Venezia ‘ 90, The Fluxus Constellation a Villa Croce e la recente Spinola Contemporanea nel museo genovese di piazza Pellicceria.

Effetto Leonardo. Opere dalla collezione Carlo Palli – A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci l’esposizione rielabora, in chiave contemporanea, i temi cari al genio vinciano e lo fa attraverso 80 opere, di 50 artisti nazionali e internazionali, realizzate nell’arco di tre decenni, dalla fine degli anni Sessanta al Duemila. Dal famoso ritratto senile di Leonardo rielaborato graficamente da Man Ray, l’esposizione si presenta come un “discorso sull’arte” di Leonardo, il suo mito, le sue ricerche e le sue attività, i suoi capolavori e i suoi codici, rivisitati e reinterpretati, ripresi o evocati. Premessa alla mostra diventa così la tela di Ben Vautier con l’assunto manifesto dell’arte concettuale: L’arte è un discorso sull’arte. L’opera, a piano terra, introduce il percorso artistico che si snoda lungo quattro sale e si conclude con le “scelte del collezionista” intorno all’immaginario leonardiano che costituisce il filo conduttore della mostra.
Biglietto ingresso + mostra, intero 8 euro, ridotto 6 euro (altre riduzioni sul sito www.palazzopretorio.prato.it).

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Belluno. “Voluminaria” seconda edizione: libri-oggetto alla Libreria Tarantola

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VOLUMINARIA

Mostra di libri oggetto alla Libreria Tarantola di Belluno

Dal 5 al 19 giugno 2019

Dopo quasi un anno, torna alla Libreria Tarantola di Belluno la seconda edizione di “Voluminaria”, mostra di libri oggetto  curata da Flavio Da Rold e Alfonso Lentini. La mostra sarà inaugurata mercoledì 5 giugno alle ore 18.00 e sarà visitabile negli orari di apertura della libreria sino al finissage con brindisi conclusivo, il 19 giugno 2019 alle ore 18.00.

Voluminaria è stata proposta nello scorso ottobre anche a Susegana durante il festival della media e piccola editoria “Libri in Cantina” e torna adesso a Belluno con nuove opere realizzate da artisti che operano da tempo nel campo del libro oggetto, una forma d’arte la cui origine risale al Futurismo e al periodo delle avanguardie novecentesche, ma ancora oggi viva e vivace.

Intrecciata ad altre modalità di sperimentazione verbo visuale come la poesia visiva, il libro oggetto sottrae il libro alla sua funzione originaria e lo converte in opera artistica dotata di una sua autonomia. Sottoponendo il libro a metamorfosi, ibridazioni, stravolgimenti, gli artisti di Voluminaria hanno realizzato opere originali e spiazzanti, da fruire con sguardo aperto e libero da schemi

Il mondo del libro oggetto risulta oggi particolarmente attuale anche perché concentra l’attenzione sulla fisicità, sulla componente materiale dei volumi e perciò spinge a riflettere sulle trasformazioni che l’idea stessa di libro sta subendo in seguito alla rivoluzione dei linguaggi operata dalle tecnologie informatiche e nello stesso tempo, elevandolo a emblema, rende omaggio a uno strumento che per millenni ha consentito la trasmissione dei saperi e la più profonda comunicazione fra gli esseri umani.

 

Modena. Vent’anni di libri d’artista. mostra alla Biblioteca Poletti

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20+1 ANNI DI LIBRI D’ARTISTA ALLA BIBLIOTECA POLETTI

Questa piccola mostra, realizzata ventun anni dopo la prima che dedicammo ai libri d’artista di Giuliano Della Casa, espone solo una minima parte della collezione degli oltre 2200 volumi che in questo lungo periodo si è costituita. Opere in gran parte donate, talvolta acquistate o trovate casualmente già presenti in biblioteca ma mai identificate come libri “speciali”.
Non vedrete quindi i libri già visti nel corso di questi anni di Giuliano Della Casa, Franco Vaccari, Franco Guerzoni, Giosetta Fioroni, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, per non citarne che alcuni, perché a questi artisti, a suo tempo, dedicammo delle mostre personali.
Poichè la mostra si apre in contemporanea ad un evento musicale realizzato in biblioteca, nella parte centrale dell’esposizione alcuni volumi testimoniano il legame tra libro d’artista e musica: dal futurista Francesco Cangiullo al contemporaneo Michael Nyman, che pubblica un prezioso cofanetto numerato contenente un libro fotografico, un cd musicale e un ready made costituito da due pezzi di un vero martelletto di pianoforte.
Quasi simbolo di questo legame che intercorre tra suono e libro è esposto il volume rarissimo  di Mario Nanni “I giochi del malessere”, progettato nel 1968 da A G Fronzoni e pubblicato dalle edizioni Apollinaire di Milano, in cui l’uso di carta e materiali diversi, tra cui grossi anelli metallici pendenti, consente il tintinnare di questi mentre si voltano le le pagine.
Infine si possono vedere molti materiali della rivista d’artista Tau-Ma, donata nella sua interezza da Claudio Parmiggiani in occasione di una sua mostra personale di libri tenuta in biblioteca nel 2005. La collezione solitamente non è consultabile data l’estrema delicatezza dei materiali che la compongono. Per questo motivo, verrà prossimamente scansionata e resa visibile in forma digitale ai lettori della biblioteca.
I 40 volumi esposti rappresentano anche la varietà di opere costituenti il Fondo Libri d’Artista della Poletti. E’ possibile vedere infatti libri legati alla cosiddetta “esoeditoria” della fine anni Sessanta, cioè quella editoria artistica che evitava volutamente le gallerie d’arte e la grande editoria, per fare dell’arte, mediante il libro, un oggetto di consumo alla portata di tutti. Ma sono esposti anche libri fatti a mano in copia unica, libri stampati in tiratura limitata e libri d’artista oramai divenuti di culto anche se pubblicati da grandi case editrici.
Carla Barbieri

 

Roma. La scomparsa di Nanni Balestrini: addio all’ultimo dei poeti “Novissimi”. Protagonista della Neoavanguardia

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Con Nanni Balestrini, spentosi stanotte a Roma all’età di 83 anni, scompare uno dei maggiori protagonisti della stagione della Neoavanguardia letteraria italiana, apertasi tra la fine degli Anni Cinquanta e la fine degli Anni Sessanta del secolo scorso e il sottoscritto perde un amico vero. Nanni non fu solo poeta multiforme, con attenzione alla poesia visiva e sonora, ma anche narratore, artista e saggista, instancabilmente attivo in Italia e in Francia dove visse a lungo fra Parigi e la Provenza. Uno snodo fondamentale della sua biografia letteraria è costituito dalla sua inclusione, giovanissimo, come il coetaneo Antonio Porta, nell’antologia “I Novissimi”, curata da Alfredo Giuliani e pubblicati nel 1961 dall’editore Rusconi: nell’antologia figuravano, oltre al curatore stesso, anche i più maturi e già noti Elio Pagliarani ed Edoardo Sanguineti. Balestrini era l’ultimo ancora in vita. La sua biobibliografia, anche se necessariamente incompleta, potete leggerla qui sotto. L’immagine che ci mostra insieme venne scattata dal fotografo Roberto Tizzi nell’agosto 2010 a Vetto d’Enza durante un convegno dedicato a Luciano Anceschi. Un piccolissimo aneddoto: nel 2007, a Parma, nel corso del Festival Parmapoesia, incontrai Nanni e gli chiesi se fosse vero che si era trasferito ad abitare a Roma, in Via Merulana, nota per il Pasticciaccio di Gadda e lui mi rispose “Certo, l’ho fatto apposta, tutto calcolato!”.
Ciao Nanni!
Maurizio Spatola

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Nanni Balestrini è nato a Milano il 2 luglio 1935. Alla metà degli Anni 50 risalgono le prime prove poetiche, che vanno di pari passo con il ruolo redazionale per la rivista “il verri”. Nel 1961 inizia un lungo periodo di collaborazione con La Feltrinelli, mentre le sperimentazioni sui linguaggi lo conducono anche alla poesia fonetica. Agli inizi degli anni ’60 fa parte dei poeti “Novissimi” e del “Gruppo 63”, che riunisce gli scrittori della neoavanguardia. Nel 1963 compone la prima poesia realizzata con un computer e pubblica con Feltrinelli la raccolta di poesie all’insegna dello sperimentalismo Come si agisce nella collana “Le comete”, che sarà seguita nel ’68 da un’altra raccolta di versi, Ma noi facciamone un’altra (collana “Materiali”) dal tono decisamente più “impegnato”. E’ autore, tra l’altro, del ciclo di poesie della signorina Richmond (di cui Ballate distese pubblicata nel 1975  dalle Edizioni Geiger costituisce la prima parte), di romanzi sulle lotte politiche del ’68 e degli anni di piombo come Vogliamo tutto (Feltrinelli, 1971), La violenza illustrata (Einaudi, 1976), Gli invisibili (Bompiani, 1987) e L’orda d’oro (Sugarco, 1988). Il trasferimento in Francia nel 1981 incoraggia nuove iniziative, come la nascita del gruppo Quatuor Manicle (con Jill Bennett, Liliane Giraudon Jean-Jacques Viton) e delle Editions Manicle, in Provenza e le consulenze per le Edizioni Flammarion di Parigi.  Ha svolto un ruolo determinante nella nascita delle riviste di cultura “il verri”, “Quindici”, “Alfabeta” (tornata a uscire da qualche anno) “Zoooom”.  Attivo anche nel campo delle arti visive, ha esposto in numerose gallerie in Italia e all’estero, nel 1993 alla Biennale di Venezia e nel 2012 a Documenta di Kassel. Tra gli altri suoi libri ricordiamo le raccolte di poesie Cieli (“Tam Tam”, 1984), Osservazioni sul mondo degli uccelli (Scheiwiller, 1988), Sfinimondo (Bibliopolis, 2003), Caosmogonia (Mondadori, 2010) e il romanzo multiplo Tristano, HX268 (DeriveApprodi, 2007).

 

Milano. Alla Galleria Scoglio di Quarto: Liliana Ebalginelli, “Ritratti Portatili”

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Presentazione della collana

“Ritratti Portatili” di Liliana Ebalginelli

Lo Spazio d’Arte Scoglio Di Quarto, venerdì 17 maggio alle ore 18.00, ospiterà la presentazione della prima serie della collana Ritratti Portatili / Portable Portraits e relativo Catalogo 2018 di Liliana Ebalginelli. Introdurrà la critica Lorena Giuranna e sarà presente l’artista. La serie esposta consiste di otto “ritratti”. Otto figure familiari o del mondo dell’arte e della cultura, con cui l’artista ha stretto profondi sodalizi artistici, come Arrigo Lora Totino o Giorgio Lucini.  I libri rimarranno esposti al pubblico il 18 e 19  maggio dalle ore 16.00 alle 19.00 e su appuntamento.

                                                                                                                 

A passi di danza

                      entrate nelle mie pagine

                                                fatti della materia del sogno

Testo critico Ritratti Portatili/Portable Portraits di Lorena Giuranna

Il più recente work in progress di Liliana Ebalginelli è una collana di libri d’ artista di piccolo formato (18.5x11cm), stampati su carte pregiate in digitale e in fine art e legati manualmente da Luca Cisternino in poche copie numerate e firmate. La legatura si ispira alla nobiru gajō, ossia a una delle varianti dell’antico libro a fisarmonica giapponese, così come l’estetica dei libri, leggera e raffinata. La questione fondamentale del progetto è legata all’idea di ritratto, un genere classico delle arti visive, che tuttavia l’autrice affronta con i suoi strumenti di poeta visuale: un’immagine simbolica che lega il personaggio “ritratto” all’esperienza dell’artista stessa o ad un particolare ricordo, una manciata di versi e un colophon che costituisce una sorta di didascalia all’immagine e all’episodio evocato. In un certo senso, anche la struttura dei libri richiama la tradizione letteraria giapponese, in un possibile parallelismo con l’haiku. Divisi in tre versi gli haiku, in tre “momenti” i libri, entrambi si possono considerare dotati di immediatezza e di una apparente semplicità che nasconde una o più rivelazioni, ed entrambi alimentano i propri significati dal vuoto. (…)

Biografia:Liliana Ebalginelli (Schio 1947) vive a Milano e opera nel campo della poesia, della poesia visuale e della fotografia.

Via Scoglio di Quarto, 4 – 20136 MILANO – Tel. +39 02 58317556 – Cell. 348 5630381
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Zilina (Slovacchia). Poesia e Musica: Giuseppe Chiari dalla Collezione Palli

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Il 16 maggio alla Galleria di Arte della Città di Žilina in Slovacchia viene inaugurata la prima mostra dell’artista Giuseppe Chiari, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava e dell’Archivio Carlo Palli di Prato, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia in Slovacchia, della predetta Galleria e dell’Archivio Chiari Firenze.

La mostra curata da Laura Monaldi e Milan Mazur, con il patrocinio del presidente della Regione di Žilina, Erika Jurinová, rimane aperta al pubblico fino al 30 giugno 2019 e si svolge nell’ambito del 12° festival italiano in Slovacchia “Dolce Vitaj” e dell’Accordo culturale tra l’Italia e la Slovacchia.

Durante l’inaugurazione la musicista Chiara Saccone, pianista specializzata nel repertorio contemporaneo, terrà una performance ispirata alla produzione di Giuseppe Chiari. Nata a Firenze, nella stessa città di Giuseppe Chiari, durante la sua carriera Saccone ha avuto la possibilità di incontrare e lavorare con compositori quali Helmut Lachenmann, Beat Furrer, Simon Steen Andersen, Frederic Rzewski, Vinko Globokar, Wolfgang Rihm, Sofia Gubaidulina, Jennifer Walshe e Francesco Filidei. Da anni ha sviluppato una personale ricerca sull’artista Chiari che è sfociata in varie performance legate alla sua produzione, tenute in musei e gallerie.

Giuseppe Chiari (Firenze 1926-2007) è stato un compositore, performer e artista concettuale, accanto agli studi universitari in matematica e ingegneria, iniziò a dedicarsi alla musica, studiando pianoforte e composizione, con una forte attrazione verso il jazz. Fondamentali per la sua formazione furono i confronti con le ricerche del Gruppo 70 e con il movimento internazionale Fluxus, al quale l’artista aderì partecipando, nel 1962, al Fluxus internationale Festspiele neuester Musik di Wiesbaden. Durante tutta la sua vita sostenne la necessità di scambio tra musica, linguaggio, azione e immagine. Giuseppe Chiari è stato protagonista di un’espressione creativa, con molte sfaccettature che si intreccia con quella di vari intellettuali, tra cui John Cage. Nel suo percorso fatto di improvvisazione, gestualità ed happening, ritroviamo anche musicisti come Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Steve Lacy, Frederic Rzewski e altri. Questa meraviglioso modo di creare lo ha portato a presentare le proprie idee e lavori nell’ambito delle più significative rassegne internazionali, dalla Biennale di Venezia (1972, 1976, 1978, 1984) a quella di Sidney (1990). I più autorevoli critici italiani ed internazionali si sono occupati di lui, fra questi Gillo Dorfles, che ha sempre dimostrato grande stima verso l’artista. Le sue opere sono conservate anche al MoMA di New York e al Museo Cantonale d’Arte di Lugano.  Alcune delle 45 opere esposte, prima di Žilina, sono già state visibili in sedi importanti, tra cui il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, il Museo del Novecento di Firenze, il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, il Milwaukee Art Museum ed il Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan, in occasione della grande mostra svoltasi per il 50° anniversario della nascita del movimento Fluxus. Tra i materiali fotografici presentati ci sono anche una curiosa immagine che ritrae Chiari mentre gioca a biliardo con un Jannis Kounellis, uno dei massimi esponenti dell’Arte povera, ed in altre mentre interagisce con Nam June Paik, pioniere della video arte.