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Finissage della Mostra «La Visione Fluttuante #2»
venerdì 15 novembre 2013 alle ore 18.30
a Palazzo Squarciafico

 

Massimo Pastorelli e Fabio De Rosa offriranno una loro performance per flauto e voce ritmica. La composizione di Massimo Pastorelli è basata sulla raccolta “Mirlitonnades” di Samuel Beckett: al flauto Fabio De Rosa, voce ritmica Massimo Pastorelli. Tra il 1976 e il 1978 Samuel Beckett scrive 37 brevi poesie in francese, che intitola “Mirlitonnades”.
Il titolo è un neologismo ricavata dall’espressione francese “vers de mirliton”, versi da poco, poesiole da niente. I testi, infatti, ruotano perlopiù intorno ad immagini quotidianetrascurabili, anonime, nelle quali Beckett, tuttavia, coglie sottotraccia significati esistenziali fondamentali, in genere destabilizzanti e inquietanti. Le mirlitonnades delle folgoranti epifanie “nere”, di volta in volta ironiche, enigmatiche, commosse.
Ma il titolo contiene anche un riferimento alla musica: il “mirliton”, per i francesi, è un flauto povero, uno zufolo. Da questa suggestione sonora, inconsueta ma precisa, nascosta nel titolo, nasce l’idea di Massimo Pastorelli di associare ai versi beckettiani un flauto vero e proprio. Prendendo il titolo alla lettera e non come metafora, Pastorelli ha trasformato le mirlitonnades in un brano per flauto e voce ritmica, dove la voce parlata – o al massimo parlata/cantata – tratta le sillabe come note e il flauto le note come sillabe. In questa metamorfosi reciproca, la voce e il flauto qualcosa ci guadagnano e qualcosa ci perdono, come accade in ogni metamorfosi. Se la voce parlata diventa minuziosamente ritmica (come nel rap, ma in modo più vario e differenziato), il flauto si “vocalizza”, imitando spesso effetti sonori tipici della voce umana: schiocchi di lingua, soffi e sospiri, fischiettii, note inghiottite, che “rimangono in gola”. Un paesaggio timbrico frusciante, ansimante, afasico e ticchettante – una “musica beckettiana”, insomma, ispirata non solo al Beckett poeta, ma anche a quello teatrale e romanzesco.
Facilmente, e in un certo senso legittimamente, scambiabile per una performance, il lavoro è in realtà una composizione musicale nel senso tradizionale del termine: tutto ciò che fanno la voce e il flauto, da soli o insieme, è rigorosamente scritto su pentagramma. Il margine lasciato all’improvvisazione è minimo, circoscritto volutamente alle inflessioni, alle intonazioni e alle sfumature della voce umana. Per compensare questa cura estrema del dettaglio, l’opera è lasciata apertissima nell’organizzazione generale: gli interpreti, ad ogni esecuzione, possono attingere liberamente al serbatoio delle 37 mirlitonnades, scegliendo quelle che preferiscono ed eseguendole in una sequenza a loro scelta.
La composizione è dedicata a Giuliano Galletta, in omaggio alla sua lunga ed empatica familiarità con l’opera di Beckett.

                    UnimediaModern Contemporary Art

Palazzo Squarciafico – Piazza Invrea 5 B – 16121 – Genova – Italia

Tel.+ 39 0102758785 – e-mail: info@unimediamodern.comhttp://www.unimediamodern.com

 

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 Tra il 1976 e il 1978 Samuel Beckett scrive 37 brevi poesie in francese, che intitola

mirlitonnades.

 

 

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