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Sabato 22 novembre ’14 UnimediaModern Contemporary Art
Palazzo Squarciafico, Piazza Ivrea 5/b, Genova

L’idea di mettere in musica le mirlitonnades di Samuel Beckett mi è venuta la prima volta in cui le ho lette. I versi percussivi di queste trentasette brevi apparizioni “nere”, scritte da Beckett in francese tra il 1976 e il 1978, si sono trasformati fin da subito, dentro di me, in figure ritmiche. Ecco perché, mettendomi a comporre, ho rinunciato sia al canto, troppo melodico, che alla recitazione, troppo libera, e ho puntato tutto sulla cosiddetta “voce ritmica”: parlare ‘andando a tempo’, come nel rap, mi è sembrata la soluzione più adatta per poesie così ritmate.
Nel frattempo ho fatto ricerche sul significato dello strano titolo; e ho scoperto che contiene un’allusione musicale molto precisa: il “mirliton”, per i francesi, è un flauto povero, uno zufolo, e “mirlitonnades” è un neologismo beckettiano ricavato dall’espressione “vers de mirliton” (versi da poco, poesiole da niente). Mi sono divertito a immaginare che Beckett, con questo titolo, abbia voluto lanciare una sfida ai compositori: chi se la sente di prendere alla lettera la musicalità simbolica nascosta nella parola “mirlitonnades”? Così, ad interagire con la voce ritmica, ho messo un flauto vero e proprio.
Come sempre quando si aggiunge musica a delle parole, la musica non è diventata un tutt’uno con le parole (anche se il luogo comune vuole il contrario), ma ha mantenuto una propria indipendenza: la parte flautistica, a poco a poco, senza quasi che me ne accorgessi, ha intrapreso in autonomia un viaggio nella storia del flauto, dalle tecniche classiche a quelle contemporanee; mi piacerebbe perciò che le mirlitonnades fossero ascoltate anche come un’antologia flautistica, dalle origini ai giorni nostri, in trentasette tappe, una per mirlitonnade.
Per rendere effettivo questo viaggio non ci voleva semplicemente un flautista bravo, ma anche versatile, curioso, dalla mente musicale aperta; Fabio De Rosa possiede tutte queste qualità, ed è dunque l’interprete ideale per le mirlitonnades: trovarlo è stata una di quelle fortune che capitano raramente a chi scrive musica come la mia.
Ho lavorato alle mirlitonnades per due anni, dal settembre 2012 al novembre 2014. Mano a mano che una mirlitonnade si aggiungeva all’altra, io e Fabio abbiamo avuto varie occasioni per presentare in pubblico la composizione in forma di work in progress. Ora che finalmente sono arrivato in fondo, sono felice che la prima esecuzione completa avvenga nella galleria Unimediamodern Contemporary Art di Caterina Gualco, che già nel settembre 2013 aveva ospitato le mirlitonnades ferme in quel momento a quota ventisette: qui, dove dar voce alla modernità è una consuetudine antica, io e la mia musica ci sentiamo a casa.
Massimo Pastorelli

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