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Sulla terrazza dell’Hotel dei Cappuccini di Amalfi, il 14 giugno 1968, intenti a celebrare il rito dell’aperitivo insieme con il Premio Nobel della Letteratura 1959, Salvatore Quasimodo (che sarebbe morto poche ore dopo), eravamo in una decina: oltre al sottoscritto e a mio fratello Adriano, presenti come editori di una piccola raccolta di poesie cui era stato assegnato il terzo premio dalla giuria del Premio Amalfi presieduta dallo stesso Quasimodo, c’erano fra gli altri il Prof. Corrado Piancastelli (direttore della rivista napoletano “Uomini e Idee” organizzatrice del Premio), il giornalista Pietro Buttitta e gli scrittori Piero Chiara, Alberto Mario Moriconi e Gilberto Finzi. Quest’ultimo, cofondatore nel 1983  della nota rivista letteraria “Testuale” con Giuliano Gramigna e Gio Ferri, è scomparso il Natale scorso in un ospedale di Milano, all’età di 87 anni, dopo una vita dedicata alla poesia e alla letteratura, vicino anche alle ricerche di nuovi linguaggi e agli sperimentalismi più arditi. Me ne ha dato notizia l’amico Gio Ferri annunciandomi anche l’uscita del n. 54 della rivista, il cui prossimo fascicolo sarà interamente dedicato a Gilberto Finzi. Nella fotografia virtuale di quella mattinata amalfitana, indelebile nella mia memoria per motivi drammatici, noto con malinconia che le persone ancora in vita sono rimaste due: Piancastelli ed io.

Gilberto Finzi in una recente foto di Dino Ignani

Finzi Gileberto

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