Una breve, maligna e fulminante malattia ha stroncato all’ospedale di Casale Monferrato l’esistenza di Sebastiano Vassalli, 73 anni, candidato al Premio Nobel per Letteratura  2015. Vassalli, nato a Genova, ma novarese di adozione, si è rivelato narratore di razza negli Anni 70, dopo la pubblicazione presso Einaudi del romanzo storico Tempo di màssacro (1970), seguito da altri libri di successo pubblicati sempre dall’editore torinese, quali Il millennio che muore (1972), Abitare il vento (1980), La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana (1984), L’oro del mondo (1987), La chimera (1990), solo per citarne alcuni.
Per chi ha seguito il suo percorso letterario sin dagli esordi resta un po’ incomprensibile il rinnegamento da parte di Vassalli, fino alla cancellazione delle sue autobiografie, del periodo, per altro molto fecondo, di vicinanza allo sperimentalismo e alla Neoavanguardia degli Anni 60: come dimenticare la sua partecipazione al meeting “Parole sui muri” di Fiumalbo nel ’67 e ’68, la sua organizzazione di un incontro di poeti e artisti d’avanguardia al Palazzo del Broletto di Novara, sempre nel 1968 (quando pubblicò anche il romanzo sperimentale Narcisso) e, soprattutto, la fondazione e la redazione della dissacrante antologia Pianura, litigando con quel bel tipo di Raffaele Perrotta e con altri anticonformisti dell’epoca? Uno scrittore come Vassalli, che ci ha deliziato con le sue invenzioni linguistiche e le sue raffinate ironie che traevano spunto dal Medioevo e dal Rinascimento, non aveva alcuna necessità di criticare, spesso severamente, i compagni di strada dei suoi primi passi letterari. Con la sua scomparsa però l’Italia perde un candidato autorevole al Premio Nobel, che nel complesso la sua opera avrebbe senz’altro meritato.

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