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Copertina condor

Ho appreso solo recentemente, leggendo gli stralci della sua autobiografia pubblicati sul numero 46 di “Steve” (la rivista modenese fondata e diretta da Carlo Alberto Sitta), che il titolo di questa piccola raccolta di versi di Franco Beltramettifu proposto da Adriano Spatola, conosciuto poche settimane prima a Roma grazie a Nanni Balestrini, e dall’autore subito accettato. Su Franco Beltrametti, il versatile e instancabile poeta ticinese per metà di origine italiana ma “cittadino del mondo”, di cui ricorre in questi giorni il ventesimo anniversario della prematura scomparsa, ho già scritto più volte, presentando i tre documenti finora apparsi nel sito: il libretto Geiger Un altro terremoto e le due antologie Montagna rossa C/O, quest’ultima interamente dedicata alla poesia visuale e realizzata in collaborazione con la poetessa bolognese Patrizia Vicinelli. Non mi dilungherò  ulteriormente, dunque, sulla vita avventurosa e sulla multiforme opera dell’amico poeta, anche perché pubblicherò prossimamente un quinto e più ampio documento su Franco, della cui amicizia ho goduto anch’io per molti anni e del quale sento molto la mancanza.  Uno di quella gente condor (Edizioni Geiger, 1970), che costituisce il terzo titolo della neonata collana “poesia”, riflette l’interesse suscitato nel sempre curioso Beltrametti, durante i suoi soggiorni californiani, da questi maestosi rapaci, oggi come allora a rischio di estinzione. Proprio per meglio comprendere questa passione di Beltrametti ho deciso di affiancare alle poesie del libretto Geiger le pagine sciolte di Note sul condor, pubblicato nel 1975, da una piccola casa editrice svizzera, Caos Press,  nata per sua iniziativa. Scorrendo queste pagine si ha davvero l’impressione di seguire a un tempo l’immaginazione primitiva degli indios nordamericani e l’osservazione scientifica di  civilissimi bird watchers.La leggerezza e la velocità intuitiva e propositiva di Beltrametti sono oggetto del bell’articolo che gli dedicò su “il manifesto” pochi giorni dopo la morte l’amico poeta Dario Villa, parole che riproduco apertura del documento subito dopo la breve recensione che Giulia Niccolai fece di Uno di quella gente condor sul primo numero di “Tam Tam”, apparso nel marzo 1972. Per una più approfondita conoscenza di Beltrametti vi invito alla lettura del bel testo di Elio Grasso pubblicato sullo stesso numero di “Steve” e che conclude questo documento.

Copertina

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