Tag

Layout 1

Berty Skuber vede il proprio lavoro come una specie di enciclopedia fantastica personale e impiega un’ampia gamma di mezzi espressivi: scatole, assemblaggi, oggetti, libri, libri-oggetto, video, fotografia, pirografia, disegno, collage, pittura, scrittura autografa, scrittura simulata e prelievi di testi stampati. La parola è uno dei punti di partenza essenziali per la sua opera, cosa peraltro messa in evidenza dalla cura dedicata alla scelta dei titoli e delle tematiche delle sue mostre; ne elenchiamo alcuni fra i molti, quali Agama, Widdershins, Katabatic Wind, Dead Moon, Aljira, Six Analogs, Emily Likes the TV, Territories, Hortus Conclusus e Looking for Chimeras. Uno tra i suoi lavori più importanti, “Under Penalty of Law”, combina il suo interesse per i linguaggi trovati con collage o patchwork di etichette di vestiario. La sua opera è stata esposta diffusamente in Europa e negli Stati Uniti ed è presente in numerose collezioni pubbliche, come: Museum Albertina (Vienna), Museum Ferdinandeum (Innsbruck), Museo d’Arte Moderna (Lodz), Bibliothèque Nationale de Paris (Parigi), Museion (Bolzano), Getty Museum (Malibu), Sackner Archive (Miami), Centro di Arte Contemporanea (Varsavia), Fondazione Mudima (Milano), Deutsche Bank (Frankfurt), Museet for Samtidskunst, (Roskilde), Stiftung Heinrich Risken (Bad Rothenfelde), Emily Harvey Foundation (New York e Venezia).
Antonio d’Avossa ha contribuito con un testo al libro — “Widdershins II (eleven)”
— che accompagnerà la mostra alla Fondazione Mudima e ne anticipiamo qui una
parte: “Per Berty Skuber figurare l’intuizione e l’istante in cui questa si manifesta nella visione, consiste nella concretizzazione dell’immagine per cicli di lavoro dove la casualità dell’incontro, o meglio la casualità del vedere coincide con la costruzione stessa dell’opera. Si tratta di un processo operativo che Berty Skuber conosce bene e che nel suo apparire, tra costruzione e decostruzione, si presenta sempre come una ordinata combinatoria di libere associazioni di immagini che a partire dal singolo dettaglio si ricompone in un tutto. È da questa postazione pratica e teorica del fare che Berty Skuber organizza sistematicamente il suo trovare e il suo cercare immagini e temi, personali e collettivi, privati e pubblici, dove i materiali e le tecniche si confondono superando definitivamente i generi ed i linguaggi, le tecniche e le visioni: disegni, fotografie e collage (peraltro realizzati con materiali ed oggetti più diversi) sono solo alcune di queste operazioni linguistiche che si alternano e coincidono nei suoi lavori. È qui, in questo punto del trovare e cercare che l’uno diventa tutto e lo coniuga verso un tempo dove tutto diventa uno”.
La mostra, curata da Caterina Gualco, offre una visione d’insieme di molti dei diversi
e complessi cicli di lavoro che l’artista ha sviluppato nel corso degli ultimi vent’anni,
ed è anche l’occasione per la presentazione in anteprima del suo ultimo video, dal titolo “Widdershins”.

20 novembre – 19 dicembre 2015
Fondazione Mudima
Via Tadino 26, Milano
Orario: dal lunedì al venerdì
ore 11-13, 15-19
Ingresso libero

Annunci