Giorgio-Maffei

Una settimana fa, a Torino, è scomparso Giorgio Maffei, raffinato e appassionato collezionista di pubblicazioni di tutte le avanguardie artistiche e letterarie, al di là del suo mestiere di mercante d’arte. L’ho incontrato per la prima volta una dozzina di anni fa nel capoluogo piemontese, invitato a casa sua, un grande appartamento in un vetusto palazzo di prestigio nel centro cittadino, per parlare dei libri delle Edizioni Geiger da me create nel 1968 con mio fratello Adriano. Percorrendo il labirinto che si apriva fra librerie, scaffalature alte fino al soffitto e pensili colmi di pubblicazioni di ogni genere, dal Futurismo alla Neoavanguardia, a bruciapelo gli posi una domanda: “Nel 1998 e nel 2001 hai organizzato due mostre dedicate anche ai libri delle Edizioni Geiger, senza consultarmi. Perché?” Candidamente mi disse la verità: “Mi avevano detto che eri morto anche tu, poco dopo tuo fratello Adriano”. Commentai la sua risposta con il noto gesto scaramantico delle dita a mo’ di corna, scoppiammo entrambi in una risata e diventammo amici. Negli anni successivi intrecciammo un fitto rapporto fatto di scambi ed acquisti reciproci di libri, riviste e cataloghi prodotti negli anni “caldi” della Neoavanguardia artistica e letteraria, italiana e non solo, fra il 1960 e il 1980. Scambi arricchiti ogni tanto da incontri conviviali a Torino, sovente in compagnia del poeta verbovisivo e sonoro Arrigo Lora Totino, comune amico.

Circa un paio di anni fa ho saputo che si era sottoposto ad un intervento chirurgico per asportare un tumore e che aveva iniziato la chemioterapia. Più volte al telefono mi disse che le cure sembravano funzionare e che era ottimista. L’ho incontrato per l’ultima volta a metà settembre dell’anno scorso, in occasione dell’inaugurazione di una bella mostra dedicata alle opere visuali eseguite da Lora Totino fra il ’62 e l’82, organizzata da lui e da Patrizio Peterlini per conto della Fondazione Bonotto, collaborazione che aveva prodotto anche un esaustivo libro sul “Maestro” torinese. A causa della mia menomazione visiva, non potevo vederlo (in realtà non l’ho mai visto), ma qualcuno mi disse che il suo aspetto era molto cambiato. Non seppi fare altro che chiedergli banalmente: “Come stai?”, mi rispose con un : “Non so, si vedrà”. Tra febbraio e marzo ho appreso dell’aggravamento delle sue condizioni, fino alla temuta e dolorosa notizia della sua morte. Giorgio Maffei manca e mancherà molto a tutti noi superstiti di quella generazione che ha cercato di cambiare il linguaggio della poesia e delle arti visive, ognuno con le sue competenze. In quell’autentica “Biblioteca di Babele” che era casa sua ricordo di aver attraversato un cunicolo fra due librerie traboccanti sovrastato, dieci centimetri sopra le nostre teste, da una scaffalatura sospesa: la sua passione per quelle rare pubblicazioni rivive in me anche in quell’immagine che ho solo percepito epidermicamente.

Ciao Giorgio

Maurizio Spatola

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