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Online il documento numero 134 per  5168 pagine complessive!

Mario Lunetta, Tredici falchi, prefazione di Gianni Toti (Geiger, 1970)

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Con questa breve raccolta di versi, quinta uscita della collana “poesia” delle Edizioni Geiger, Mario Lunetta non era certo all’esordio come poeta e scrittore, avendo già al suo attivo diverse pubblicazioni. Qui però si proponeva come autore impegnato non solo nel rinnovamento della scrittura poetica (processo già avviato da una decina d’anni da numerosi altri scrittori), ma anche nell’intento di spostare l’attenzione sui profondi mutamenti culturali, politici e sociali in corso in quegli anni. Non a caso Giulia Niccolai, nella breve recensione a Tredici falchi apparsa sul numero 1 di “Tam Tam” nel marzo 1972, parla di «constatazione disperata ma attiva delle cose», affermando poi che l’autore giunge a porsi «come cavia o capro espiatorio».

 Nella intensa prefazione a questi versi di Gianni Toti (Cinque chiavi di slettura micro-lunare), scritta nel suo inconfondibile stile, costruito tramite contorsioni lessicali, provocatori neologismi e funambolismi logici, si possono leggere (cito un po’ a casaccio, ma non tanto) espressioni come “agonìa antimitopoetica”, “tic subatomico (riferito al Geiger editore)”, “allarme spoetizzante” , “mistilinguaggio che ci riaggredisce”, “infiniloquio esteriore che tecnopubblicizza l’apologizzato mondo”, “lessici combusti nel loro precipizio ossimorico da pagina-banchina”, fino a concludere: “Che la sparatoria poetica sia implacabile, allora, come qui ci si insegna”.

  [Per inciso ricordo che Gianni Toti (1924-2007) cui ho dedicato un ampio documento nel sito, nella sezione Protagonisti al punto 24, è stato artista multiforme, scrittore e poeta eclettico, autore anche di regie cinematografiche, televisive e teatrali, nonché traduttore da lingue poco frequentate, come l’ungherese, e che tra le sue tante iniziative un ruolo non indifferente ha avuto la fondazione con Domenico Javarone della indimenticabile rivista “Carte Segrete”, caratterizzata dal numero imponente di pagine, dalla copertina realizzata in cartone da imballaggio, dall’impaginazione a strati e dai contenuti fortemente ideologizzati].

  Lo stesso Mario Lunetta, scrivendo di sé nella voce a lui dedicata nell’Autodizionario degli scrittori italiani, ideato e curato da Felice Piemontese (Leonardo editore, 1990) di seguito riprodotta, si definisce «quasi naturaliter, autore sperimentale, nella convinzione che la scrittura non sia mai tramite di qualche altra cosa, incarnazione di un qualsivoglia Paracleto, ma sostanza e manifestazione di sé». Scrittore eclettico anch’egli (poeta, narratore, drammaturgo, critico letterario e d’arte) «credendo nell’identità di ideologia e linguaggio – aggiunge poi – non può che (via Benjamin) vedere destituita dell’aura ogni testualità letteraria consapevolmente moderna». I due brevi poemetti che compongono Tredici falchi si possono considerare una postilla, o un effetto collaterale, del teorema letterario, o “poietica” sui cui binari si snoda la lunga e variegata opera dello scrittore: si veda di seguito la sua corposa biobibliografia. Prendendo spunto da un accenno di Toti al figlio di Lunetta, Leonardo, nel 1970 ancora bambino, ho pensato di completare il documento con la riproduzione del suo “Progetto in versi per un Manuale di Buon Comportamento ad uso di Leonardo mio figlio” (L’interesse di cambiare il mondo), inserito nella raccolta Lo stuzzicadenti di Jarry edita da  Lacaita nel 1972: un altro piccolo tassello del mosaico della scrittura, anch’essa a volte sinusoidale di Mario Lunetta.
Maurizio Spatola

http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_geiger/G00259.pdf

 

 

 

 

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