Tag

Questo testo e l’intero documento, in rete dal 2 maggio 2001, sono stati ora aggiornati e modificati, con l’aggiunta della recensione di Carlo Alberto Sitta, del saggio di Peter Carravetta e un restyling grafico di Monica Olivieri. I documenti in rete restano 135, le pagine complessive diventano 5272.

Adriano Spatola, Majakovskiiiiiiij (Geiger, 1971), con un saggio di Peter Carravetta

copertina Geiger.jpg

Nona plaquette nella collana “poesia” delle Edizioni Geiger, questo Majakovskiiiiiiij costituisce per più ragioni una tappa fondamentale nell’evoluzione del pensiero e della pratica poetici di Adriano Spatola. In primo luogo la raccolta comprende quattro poesie che conferiscono un’impronta a tutta la produzione successiva del poeta e al tempo stesso stabiliscono una linea di demarcazione rispetto a quella precedente, pur non distaccandosene in modo netto: mi riferisco soprattutto alle composizioni pubblicate in L’ebreo negro (Scheiwiller, 1966, qui riprodotto integralmente nella sezione “Documenti storici” al punto 13. Scrive infatti Beppe Cavatorta nella postfazione a The Position of Things (l’antologia quasi completa delle poesie di Adriano pubblicata a Los Angeles nel 2008 da Green Integer, nella traduzione di Paul Vangelisti): «l’analisi testuale rivela che con L’ebreo negro si apre e si chiude la prima fase della poesia spatoliana, mentre con Majakovskiiiiiiij se ne apre una seconda con precise caratteristiche stilistico-tematiche e che può essere considerata la stagione più ricca della sua poesia». E, più avanti: «L’ebreo negro portava con sé le istanze della prima neoavanguardia, incarnava in qualche modo il modello di una poesia in grado di cambiare il mondo; con la nuova raccolta quel sogno è definitivamente svanito ed il titolo della raccolta, quel grido lanciato verso uno dei suoi “maestri”, ne suggella la fine». Aveva detto lo stesso Adriano, in un’intervista del 1980: «Majakovskiiiiiiij è come un grido, è l’abbandono dell’ultimo sogno alla parasurrealista, cioè della poesia che cambia il mondo. […] Il titolo è un grido a lui, un richiamo a lui».
Inoltre, a mio parere, tutte e quattro le poesie comprese nella raccolta, da La composizione del testo a Il poema Stalin, passando per Majakovskiiiiiiij e La prossima malattia, devono leggersi come una vera e propria dichiarazione di poetica, inerente sia la costruzione lessicale e semantica del testo poetico, sia l’intensità del contenuto, avendo sempre di mira la possibilità di incidere sulla realtà. In questo senso va interpretato in modo particolare Il poema Stalin, che offre anche una lettura storica degli eventi senza infingimenti e priva di retorica. Ogni strofa de La prossima malattia inizia iterativamente con questo verso: “Considera prima di tutto la posizione delle cose”. E proprio la “posizione delle cose” è stato scelto come titolo per l’edizione americana dei versi di Adriano, a riprova dell’attenzione e direi quasi della tenerezza con cui sono stati trattati dal traduttore, l’amico fraterno Paul Vangelisti.
Quella qui riprodotta è la prima traduzione di Majakovskiiiiiiij, pubblicata nel 1975 dalla Red Hill Press di John McBride e dello stesso Vangelisti. Come per Le nostre posizioni di Corrado Costa (vedi in questa sezione al punto 4), ho scelto di pubblicare l’edizione americana sia per fornire anche la versione inglese delle poesie sia per la fragilità della plaquette geigeriana. Dopo il libro ho inserito nel documento tre recensioni dell’epoca, quella di Carlo Alberto Sitta, comparsa sul numero 3/4 di “Tam Tam” (1973) firmata C.A.S, quella di Milli Graffi apparsa sul n. 1 de “il verri” nel 1973 e quella di Sergio Turconi per il numero 27 del Dicembre 1971 della rivista jugoslava “la battana”, diretta da Eros Sequi. Su Majakovskiiiiiiij il poeta e studioso italoamericano Peter Carravetta ha scritto un’attenta analisi apparsa in inglese sull’antologia Altro Polo, pubblicata a Sidney nel 1980 a cura di Raffaele Perrotta, all’epoca docente in Australia. L’intervento, aggiornato e arricchito dall’autore, è stato inserito nel suo ponderoso saggio La funzione Proteo (Aracne, Roma 2014) ed è questa la versione qui integralmente riprodotta a conclusione del documento. La fotografia di Adriano è stata scattata nel 1983, a Cavriago, a casa di Rosanna Chiessi, purtroppo recentemente scomparsa.
Maurizio Spatola

http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_geiger/G00052.pdf

 

 

Annunci