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                               Aste4you  – spazio culturale informatico – presenta:
Michele De Luca
Opere dal 1985 al 2015

9 giugno – 29 settembre 2016

 www.aste4you.it/Exhibitions/Detail/1015-de-luca-m-personale

 

 

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“Michele De Luca si è affermato fra le forze più autentiche della nuova generazione artistica italiana, impegnato in una dimensione propositiva caratterizzata da una straordinaria densità di motivazione esistenziale”.   (Enrico Crispolti)

Questa mostra personale della produzione pittorica di Michele De Luca, artista ligure operante principalmente a Roma, presenta per la prima volta la sua ricerca dagli anni Ottanta ad oggi con una sintetica rassegna antologica di 48 opere suddivise in 4 halls: opere dal 1985 al 1988, opere dal 1988 al 1991, dal 1992 al 2005 e dal 2010 al 2015.

Dalla fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta Michele De Luca, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e molteplici esperienze pittoriche, musicale e teatrali, dipinge una serie di paesaggi, nature morte e figure che rimandano all’espressionismo di Oskar Kokoschka, James Ensor, con echi espressionistici e informali di Sironi e Morlotti, in cui il colore si addensa in grumi densi e pastosi. Nello stesso tempo comincia ad usare il bitume, che successivamente diventerà protagonista dei suoi quadri.  Dal 1983 a Roma dipinge opere gestuali di corpi in movimento vicine al tachisme di Hans Hartung, alla violenta cromia di Eduard Pignon o alla gestualità di George Mathieu.

Hall 1 (1984-1988)

Nel 1984-86 delinea un percorso fortemente personale con un ciclo di opere pittoriche e polimateriche: gli Ossessi. Si tratta di teste umane o particolari ingranditi di teste caratterizzate da solchi profondi e dall’esasperazione dei tratti fisiognomici (L’uditore delle fole, Ossesso, 1985), realizzate con piccole fittissime pennellate di colore denso. Lavora col disegno (Spiroforza, 1985) e con la pittura su supporti di materiali poveri assemblati (legni, cartoni, ferri, corde), geometrizzando man mano le strutture compositive “scaldate” da una pittura ad olio e bitume irruente, marcatamente espressionista e materica, lavorando anche a volumetrie scultoree che rimandano a primordiali o magici feticci (Moltiplicatore assiduo, 1986). Le composizioni sembrano poi indicare percorsi labirintici di piante di utopiche città o di palazzi (Genova, Soqquadro, 1997) o semplicemente percorsi interiori, come nella serie dei Sentieri neri, 1987,  e dispiegate a tempera o acrilico su grandi tele libere (Date le sere, 1987). In parallelo affronta nella poesia scritta una ricerca letteraria intimamente legata alle tematiche visive.

Dalla metà del 1987 si assiste a un “azzeramento” del colore in favore di un nero “invalicabile” e pastoso (serie dei Neri, 1987-90), con un uso massiccio e corposo di bitume dato per colature e successive stratificazioni, solcate ossessivamente da tracce gestuali che ne creano dei disegni, dei percorsi, in parte poi cancellati dall’asciugatura della stessa pasta bituminosa. I supporti sono costituiti da collage di cartoni da imballaggio, legni e lastre sottili di alluminio dipinte ad olio magro e poi in parte ripulite per far riemergere la luce riflessa (Spazio, 1987, Castello, A settentrione, 1988).

Hall 2 (1988-1991)

I ritmi formali si vanno consolidando con composizioni sempre più forti e perentorie (Domenica anteriore, Adiacenze, Egida, 1988, Frazioni, 1989), creando spessi grovigli di linee oggettuali con ferri, corde e assemblaggi di materiali di recupero, in composizioni di memoria costruttivista (Scarico, Irsuto, 1989, Flauti regressi, Tabula tattica, 1990). Cominciano ora ad affiancarsi alle lastre d’alluminio e alla traccia di percorsi data dalle chiodature a vista, piccole tavole oblunghe dipinte ad olio, dove una lieve luminescenza pittorica compete con i riflessi luminosi del metallo, affiancato a sua volta ancora da strisce di nero bitume, come nella densa serie delle Taratura della luce, 1991-92.

Hall 3  (1992-2005)     

Dagli anni Novanta l’”ossessione della luce” diventa preponderante e si assiste ad un ritorno alla bidimensionalità della superficie del quadro e ad una nuova spazialità. Emerge così l’evocazione del duello “luce reale”, quella riflessa realmente dalle lastre metalliche applicate e inchiodate al telaio, e “luce virtuale”, quella pittorica nata dalla stesura di colore magro (Orizzonte bisestile, 1992, Andamento, 1993, Bianco ligure, 1994, Albe, A fresco, 1995). L’ortogonalità  del supporto, tela o tavola e alluminio, viene a volte infranta come in Aperiodico, 1997, in alcuni ovali e nei tondi di Espansione, III, 1997, o in vere e proprie sculture dipinte (Cercare, il tempo è curvo, 1992, Muro torto, 1995), per tornare poi in grandi composizioni d’allarmante luminosità, come in Gotica, 1993, o ancor più, dal Duemila, in Ordine del disappunto, Fuoco fatuo, Nelle vicinanze, 2003, Slittamenti, 2005.

Hall 4 (2007-2015)

Negli ultimi anni, pur continuando l’esperienza dei legni e metalli in strutture compositive di varie dimensioni (Festa d’inganno, 2007) ma riprendendo anche la gestualità vigorosa ed immediata dei disegni e delle opere su carta, De Luca dipinge grandi luminose tele libere ad acrilico. Notevole anche la produzione di “poesie visive” e “libri d’artista” che riassumono in singoli manufatti cartacei idee progettuali o squisitamente pittoriche a brevi testi, versi e poesie, che l’editore Quasar pubblica nel 2008 col titolo di Altre realtà. E’ del 2015 il libro d’artista Episodi del diluvio, poemetto in dodici canti e tredici tavole a colori, edizioni e galleria Roberto Peccolo (Livorno).

La luce, a questo punto vera protagonista della sua ricerca, si allarga fino a invadere quasi l’intera composizione, come se tentasse di fuggire dal quadro dilagando oltre la sua superficie (Angolo molecolare, 2004, Stagione, 2009, Incielato, 2010). I lavori risultano ora quasi dei grandi o grandissimi acquerelli, portatori di una pittura pura, trasparente, data per velature che lasciano filtrare il colore del supporto e che vengono esposti come fluttuanti arazzi, come la serie Ordine delle apparenze, 2010-13,  e D’intorno, Scatola da festa, Stereopresenza (Sardinia), Feudi iniqui, 2010.

Il duello luce-ombra, viaggio e riflessione, calma ed espansione spaziale, continua con le recenti opere come Palpebre, 2013, Rifrazione, Sviluppo e il ciclo delle Parvenze, 2015, tuttora in corso. Il risultato è una ricerca di luce assoluta che si dilata nello spazio e che evoca eventi cosmici e primordiali visioni di spiazzante emozione.

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L’ACCESSO È LIBERO, PER PARTECIPARE ALLE SPECIFICHE ATTIVITÀ VAI ALLE GALLERIE.

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http://www.aste4you.it

 

 

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