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Autopresentazione del poeta e artista

Con questa formula, derivata dal mondo discografico ma utilizzata in modo personale nell’ambito delle arti visive, intendo proporre una scelta di opere vecchie e nuove all’insegna di un eclettismo delimitato o delle arti articolate. In questi anni post-Novecento, in cui sembra che non ci sia più niente da aggiungere a quanto è stato fatto, continuare a produrre libri in esemplare unico o in tirature limitate, quadri, oggetti e quant’altro con intenti d’arte  appare come minimo passatista, ma proprio per questo giustifica l’azzardo di provare a vedere tutto con uno sguardo nuovo, con una mente curiosa. Le possibilità esecutive appaiono svilupparsi a 360 gradi e i punti di riferimento culturale non sono più di regola esclusivamente le avanguardie del secolo scorso e le cosiddette post-avanguardie degli ultimi decenni, tutto sembra rimescolarsi in forme sincroniche, dalla preistoria ai manierismi europei, dalle “altre” culture extra-europee al nostro Barocco, dal simbolismo all’affermazione di Lautréamont [Isidore Ducasse] secondo cui “la poesia deve essere fatta da tutti”. Il suo paradosso sembrerebbe realistico al giorno d’oggi, un’epoca aperta al tempo libero e a una miriade di corsi di scrittura creativa e di pittura  a portata di chiunque in ogni città piccola o grande, e spesso con ottimi risultati, sia pure nel solco dei manierismi e delle avanguardie riviste o lasciate correttamente intatte.

Cosciente della problematicità che invade la letteratura di ricerca e le arti visive del XXI secolo minandole nella loro stessa sopravvivenza come settori sorgivi, mi sono reso conto che, iniziando da adolescente intorno al 1959-61, le mie varie “epoche” [i periodi caratterizzanti la carriera degli artisti] non si sono succedute una dopo l’altra a compartimenti stagni, come stanze aperte e chiuse, tutt’altro… si direbbe che verso la fatidica data del 2000, in particolare, hanno ripreso ad accavallarsi come in un groviglio, sincronicamente, tanto da accorgermi con un certo orgoglio d’autore di avere conservato vivi i fermenti creativi e lo spirito dei miei anni giovanili. Quindi: nulla di forzato o di programmatico a freddo. Le riflessioni derivate dallo studio e dall’osservazione del mondo contemporaneo, dalla pratica costantemente indirizzata alla ricerca, mi hanno indotto a fortificare la volontà di uscire dalle gabbie delle sperimentazioni collaudate a cominciare da quelle che mi hanno dato qualche notorietà nei settori della poesia e delle ricerche verbo-visive. Di fatto è iniziata con sempre maggiore urgenza l’inclinazione a rompere gli argini e a cimentarmi di nuovo in discipline lasciate nell’ombra da scelte forse eccessivamente rigorose,  nella massima libertà e senza pregiudizi. Si direbbe, nella mia vecchiaia, un ritorno della giovinezza [creativa].

In un piccolo spazio espositivo non è possibile mettere in mostra tutti i miei “periodi” [mi occorrerebbero le numerose sale di un museo]. Per cui, intanto, sia sufficiente qualche esempio di quanto ho prodotto e sto producendo in tanti settori delle arti visive: il disegno [da adolescente qualcosa che ricorda l’art brut], l’illustrazione, il fumetto [meglio: l’anti-fumetto], l’incisione [al carborundum], la scrittura e l’arte verbo-visiva [in prevalenza testi calligrafici], la fotografia, il collage, il design, la grafica, gli oggetti ludici [più vicini agli “objets d’affection” – “objets rectifiés” di Man Ray che non al “ready made” duchampiano], i libri d’artista [in esemplare unico e in tirature limitate], l’astrattismo e il figurativo, la pittura [fino a osare, almeno come esperimento ironico o come esercizio, la tentazione dell’ “art pompier”].

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