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    Sabato 12 novembre alle ore 18 si inaugura a Ferrara, presso la Galleria del Carbone, l’esposizione personale
Gian Paolo Roffi
Materialità della parola
A cura di Pasquale Fameli
Galleria del Carbone, Via del Carbone 18/a,  44100 Ferrara
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Materialità della parola – Pasquale Fameli

Una contraddizione di fondo sembra “infastidire” la parola e il suo utilizzo. Se è vero, come spesso si dice, che “le parole hanno un peso”, è pur vero che esse costituiscono il mezzo di comunicazione e di espressione più leggero e immateriale che l’uomo conosca da secoli. Lo sappiamo bene, si tratta di un peso semantico e psicologico, non certo di un peso fisico, ma tant’è. Nella sua costante e silenziosa ricerca verbo-visiva, Gian Paolo Roffi (Bologna, 1943) rovescia questa consuetudine, alleggerendo i contenuti delle parole per appesantirne la materialità: per questa ragione sceglie di adoperare duri e opachi caratteri tipografici da combinare in serrati assemblaggi asemantici, preferendo oltretutto il legno alla carta, e mantenendo così, tutto sommato, un pur vago legame con la pagina a stampa. Gli spessori aumentano soffocando i significati, frasi e parole esplodono lasciando soltanto dei frammenti. È proprio questa l’intenzione di Roffi: mettere a punto una “sintassi dei frammenti” che accolga e cucia insieme, oltre a lettere e grafemi, anche brandelli di realtà, lacerti di mondo: un uovo, un paesaggio, oppure, andando più lontano nel tempo e nello spazio, una miniatura medievale o la pagina di un testo buddista nepalese. Alla base della sua poetica vi è infatti un problema sorto, forse, dai suoi appassionati interessi da filologo: lo scollamento tra le parole e le cose, l’incapacità delle prime di adattarsi in toto alle seconde, un problema fattosi ancora più assillante con l’avanzare delle odierne tecnologie di comunicazione. Anche per questo motivo diventa necessario, per Roffi, andare a recuperare frasi e parole altrui, come nei suoi Recovered Words; ma si tratta di un recupero illusorio, fallace, perché quelle frasi e quelle parole, estratte dal loro contesto, perdono ogni possibilità di significare, acquisendo però un corroborante e suggestivo valore poetico.

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