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Gabriele Gelatti e il mondo aureo dell’artematematica

Quando Leonardo venne a conoscenza dell’idea di rapporto aureo letteralmente impazzì e se ne innamorò perdutamente, tanto che per tutta la vita cercò di approfondirla e di usarla tutte le volte che gli era possibile.

………. La stessa sequenza di stupore e innamoramento fulminò Le Corbusier, quando studiò le meraviglie dei numeri e la presenza di essi in tutti i rapporti estetici, artistici, fisici o naturali……..

……….. Il celeberrimo poeta spagnolo Rafael Alberti dedica  una bellissima poesia a “A la divina proporción”.

La fama dei numeri diventa un’attrazione estetica, una curiosità culturale globale, non necessariamente solo geometrica.

E ciò non solo nell’Atene di Pericle (Fidia), non solo nell’antichità augustea (Vitruvio), non solo nel Rinascimento (Leonardo), non solo nel recente passato (Le Corbusier, Rafael Alberti, Wisława Szymborska), ma anche attualmente.

In questa rete fatta di estetica, di magia, di matematica, di mistero, di stupore, di naturalezza, è finito incagliato Gabriele Gelatti, diversi anni fa. Tanto che la sua vasta produzione artistica è intrisa in modo consapevole di questo fascino numerico.

Dopo aver creato il rettangolo aureo, ideando definizioni opportune l’essere umano ha inventato l’angolo aureo, il triangolo aureo, … e s’è accorto che queste figure hanno una preziosa compostezza lirica estetica e un’incredibile rispondenza con la Natura, con il reale……

………..È vero, Gabriele è famoso anche per le sue costruzioni – composizioni di ciottoli e mosaici, nella realizzazione delle quali riesce a coinvolgere anche studenti della scuola primaria; ma basta guardarli uno per uno e si coglie una musicalità matematica, una melodia, un ritmo che a me ricorda e sussurra le melodie di Béla Bartok che a quel numero si ispirano, o le opere del matematico, musicista e architetto greco francese Iannis Xenakis. Avverto una musica matematica che spiega l’originalità, la compostezza, la geometria incantata di questi ciottoli. Consapevole, inconsapevole? Io sono per la prima risposta, ma che importanza ha?

Ma le opere che più mi attraggono nella produzione di Gabriele sono i mandala, le figure geometriche, le supernovae, le successioni di Fibonacci ………., gli infiniti mondi, gli atomi di luce, di numeri, di tempo, quella stupenda ellisse che ti lascia senza fiato, tutto costruito con un rigore matematico consapevole (questo sì) che ha alla base il leggendario numero di Fidia………

………Gelatti è dunque un artista, nel senso pieno moderno ma classico (non c’è contraddizione) del termine, perché crea, inventa, sogna, realizza opere all’interno di una società nella quale i suoi prodotti si chiamano “arte figurativa”; ma “matematico” nel senso che segue un istinto creativo all’interno di una vena che, da sempre, appartiene al mondo della geometria. Le due componenti sono inscindibili entrambe evidenti, entrambe perseguite e amate con passione. Tanto che si potrebbe usare l’un piano referenziale per interpretare l’atro, in uno scambio continuo con radici mutue che non sorprendono certo me, ma che sorprenderanno molti. Come è necessario fare in opere come “Infiniti mondi”, “Il triangolo più bello”, “Labirinto” o nella spirale di triangoli equilateri. Insisto con quell’opera che si chiama “Perpetual Fibonacci”, tutta matematica, tutta intrisa di rinvii aritmetici, eppure così significativamente estetica.

Corretti i suoi calcoli, adeguate le sue dimostrazioni: convincente il risultato estetico.

Corretta la sua formalizzazione pittorica, adeguate le sue analisi spaziali; convincente il risultato matematico.

dal testo di

Bruno D’Amore (per esteso sul catalogo in mostra)

Cúcuta (Norte de Santander), novembre 2016

 

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