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Dopo oltre tre anni di accanita lotta contro diverse gravi patologie, lunedì 6 febbraio, a Salò, il cuore di Sarenco ha ceduto, spegnendo una delle voci più attive della Poesia Visiva internazionale. Era nato nel 1945 a Vobarno nel Bresciano. Entrato sin da giovanissimo nel mondo dello sperimentalismo poetico, con il nome d’arte di Sarenco (all’anagrafe era Isaia Mabellini), si è fatto notare per l’esplosività del suo carattere e della sua creatività, creandosi un personaggio “contro” che lo condusse negli anni ad assumere atteggiamenti polemici anche nei confronti di chi aveva i suoi stessi obiettivi di rinnovamento del linguaggio poetico. Dopo aver aderito al Gruppo 70 dei poeti visivi fiorentini si inventò un suo stile personale, anche come poeta sonoro, dando vita a varie riviste (“Amodulo”, “Lotta Poetica”), iniziative editoriali, mostre collettive e incontri internazionali, in cui coinvolse i principali protagonisti della Visual Poetry mondiale. Si scontrò sovente con i fautori della Poesia Concreta, fra i quali Arrigo Lora Totino e Adriano Spatola, mantenendo però intatta con loro una profonda amicizia. La foto qui sotto, che lo ritrae in un famoso braccio di ferro proprio con mio fratello Adriano, venne scattata nel luglio 1984, durante il primo degli Incontri internazionali di Poesia organizzati dal comune amico Julien Blaine, a Cogolin, in Provenza. Il ruolo di arbitro, dallo sguardo severo poco credibile, è sostenuto dal poeta Nanni Balestrini. Non ero presente, quindi ignoro chi abbia vinto il muscoloso duello poetico, ma non credo sia importante. L’immagine comparve sulla copertina del numero 71 della rivista “Doc(k)s”, fondata e diretta dallo stesso Blaine, nell’estate dell’anno successivo.

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