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Valerio Miroglio, Concerto per piano regolatore (1975)

  Sono felice di aver conosciuto e a lungo frequentato un bel personaggio come Valerio Miroglio (1928-1991): pittore, scultore, scrittore, giornalista, editore dotato di uno sguardo ironico che spaziava su tutto, non risparmiando neppure se stesso. Lo incontrai a Torino, nella redazione delle Edizioni Dellavalle, di cui condivideva la direzione, insieme con Piero Femore, altro futuro protagonista della cultura sommersa subalpina. Era la primavera del ’68 e mi offrivo come traduttore dal francese per articoli (Dellavalle pubblicava anche i periodici “Io e Lui” e “Plexus”), saggi e romanzi. Superata una piccola prova, mi sembra un articolo sul pugilato, mi vidi affidare dal simpatico e quasi paterno Miroglio la traduzione di un ponderoso saggio Dossier Homosexualité di Dominique Dallayrac.
Astigiano doc, raffinato cultore di arte, letteratura e vini (aveva una fornitissima cantina), Valerio aveva stabilito la sua dimora in una parte della Certosa di Valmanera, antico monastero sconsacrato ai tempi dell’occupazione napoleonica, dove viveva con la moglie Rosa Tarabbio e la figlia Giulietta. In un salone dai soffitti altissimi aveva ubicato l’atelier dove dipingeva e soprattutto creava le sue sculture, realizzate con materiali vari, legno, vetro, metalli, plexiglass: “Forme astratte, pure, solidificate dalla luce”, come le definì mio fratello Adriano, che accompagnai spesso, in quegli anni, a Valmanera, mentre a me ricordavano, per la luce fredda e irreale che riflettevano, il monolite protagonista del fantastico film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, che avevo appena visto. Osservando le opere di Miroglio nate in quella stanza-caverna, Adriano, disse che in loro c’era “qualcosa di metafisico”. Questo “qualcosa” fu il titolo del libro che le Edizioni Geiger pubblicarono nel 1970, con un’introduzione di Adriano accompagnata da interventi di critici d’arte, scrittori e un famoso architetto: Ferdinando Albertazzi, Claudio Altarocca, Gérald Bisinger, Achille Bonito Oliva, Corrado Costa, Luigi Paolo Finizio, Paolo Fossati, Janus, Mario Ramous, Ettore Sottsass Jr.
Valerio Miroglio era anche giornalista, collaboratore di varie testate locali. Per anni tenne sulle pagine provinciali de “La Stampa” una rubrica, Parola d’artista, i cui scritti sono stati raccolti in un volume pubblicato a cura di alcuni suoi amici nel 1992 dall’editore Sagittario di Asti. Proprio perché era iscritto all’ordine dei giornalisti in qualità di pubblicista, proponemmo nel 1971 a Valerio la carica di Direttore responsabile della rivista di poesia “Tam Tam” (fondata da mio fratello Adriano con Giulia Niccolai) che stavamo per registrare ufficialmente presso il Tribunale di Torino, richiesta che accettò con entusiasmo, mantenendo tale funzione, sia pure a distanza, sino alla chiusura del periodico, conseguente alla morte di Adriano alla fine del 1988. Negli ultimi mesi del 1974 Miroglio spedì a mio fratello, per un’eventuale pubblicazione su “Tam Tam”, il testo di Concerto per piano regolatore. Come si vede dalla lettera del gennaio ’75, di seguito riprodotta, Adriano gli rispose che sarebbe stato meglio ricavarne un libretto per le Edizioni Geiger, ciò che avvenne: nel novembre di quello stesso anno il prodotto ironico e surreale della fantasia di Miroglio, qui integralmente riportato, vide la luce, stampato nella tipografia casalinga di Mulino di Bazzano, dove operava con ormai consumata abilità il minore dei fratelli Spatola, Tiziano.
Ma che cos’è Concerto per piano regolatore? Nato come “spettacolo da cortile” e più volte rappresentato in piazze e teatri non solo piemontesi, il testo è strutturato come una sceneggiatura teatrale, con indicazioni per la scenografia, gli attori e i musicisti. Sulla base della convinzione che il progetto originale del pianeta Terra, sferico e con distribuzione casuale e disordinata degli elementi che ne compongono la superficie, sia irrazionale e poco efficiente, si illustra un nuovo piano regolatore cosmologico-urbanistico che prevede un pianeta a forma di cubo, con distribuzione razionale e ordinata degli elementi sulle sei facce: acque salate (mari e oceani), acque dolci (fiumi e laghi), rilievi montuosi, colline e zone verdi, zona residenziale e catasto terreni. Non è dato sapere se il Primo Progettista (Dio) si sia indignato per la pesante critica alla sua Creazione.
Le locandine di alcuni spettacoli che seguono il libro mi sono state inviate dal nipote di Valerio, Giacomo Goslino. Nato durante gli ultimi mesi di vita del nonno, Giacomo non l’ha mai conosciuto, ma da studente liceale prima e universitario poi ne ha riscoperto le doti di artista e scrittore, decidendo di fare il possibile per rivalutarlo, smuovendo l’oblìo in cui rischiava di cadere. Primo risultato una mostra su una serie di lavori inediti di Miroglio (cinque Identigod, identikit di Dio) allestita presso la Galleria Entr’acte di Genova, diretta da Sandro Ricaldone, con la collaborazione di Alessandro Ferraro. Ed altre iniziative sono in preparazione: bravo Giacomo! Conclude il documento l’analitica recensione al libro, firmata da Pia M. Perotti, apparsa nel 1976 sul numero 13 di “Tam Tam”.
Maurizio Spatola  http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_geiger/G00295.pdf?a=589eee6c52564

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