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La sospirata riproduzione integrale di questo numero della prima serie di “Tam Tam” (penultimo di quelli con copertina nera e logo parzialmente a colori) è stata resa possibile dalla cortesia di un amico genovese, il poeta e scrittore Elio Grasso, che me ne ha inviato la scansione completa dopo aver letto le mie reiterate spiegazioni sui motivi che mi impedivano di farlo personalmente, pena la distruzione dell’unica copia in mio possesso di questo fascicolo. A lui vanno dunque i miei ringraziamenti. Nel fare questo lavoro per me, Elio è stato stimolato a rileggere le pagine di quel lontano numero di “Tam Tam”, traendone ispirazione per un bell’intervento rievocativo di quell’atmosfera di ricerca letteraria innovativa, Cronache di un passato futuro (riprodotto in coda al documento), recentemente pubblicato sul numero 48 di “Steve”, la rivista modenese diretta da oltre trentacinque anni da Carlo Alberto Sitta, poeta e scrittore a sua volta, che dal 1972 al 1979 fu, guarda caso, tra i redattori di “Tam Tam”: tout se tient, insomma.

Non mi meraviglia che Elio Grasso abbia ritrovato in quel passato stimoli per esperienze future, considerata la vivace corposità di questo primo numero doppio della rivista fondata da Adriano Spatola e Giulia Niccolai: primo segnale (il raddoppio delle pagine) che la trimestralità indicata nel colophon, per chi lavorava nelle nostre condizioni, sarebbe stata difficile da rispettare, ma si sarebbe rivelata un’utopia, così da portare successivamente a numeri tripli e persino quadrupli. Con una certa emozione invito gli appassionati a leggere, o rileggere, attentamente l’editoriale di Franco Beltrametti intitolato Poesia? Il poeta giramondo ticinese (1937-1995) dà qui ennesima prova della sua capacità di tratteggiare in poche righe le problematiche e i dubbi di una poesia caparbiamente protesa a ritrovare se stessa, magari ricominciando dalle origini. Abituato alla scrittura degli haiku giapponesi (vedi qui le sue 3 poesie per un albero di canfora), che in pochi versi concentrano tutta l’intensità di un pensiero o di un’immagine, Beltrametti riesce a descrivere con brevi fulminanti parole lo stile degli altri poeti presenti in questo numero di “Tam Tam” in cui compaiono anche testi di autori americani suoi amici, in buona parte eredi della Beat Generation, quali Gary Snyder, Cid Corman, Ted Enslin, Philip Whalen, James Koller, Mike Doyle.

Questo numero particolarmente denso raccoglie interventi critici e teorici, testi creativi di poesia lineare e visuale od opera di artisti (Gianfranco Baruchello, Pablo Echaurren, Claudio Parmiggiani, William Xerra, Marion Baruch) fino allo spartito musicale di un grande jazzman come Steve Lacy. Fra gli interventi teorico-critici merita particolare attenzione la Lettera a Adriano Spatola di Antonio Porta: ragionando sull’acceso dibattito sollevato negli ambienti della Neoavanguardia italiana, orfani del periodico del Gruppo 63 “Quindici”, dalla comparsa sulla scena di “Tam Tam”, il poeta milanese offre un suo intenso contributo per respingere le accuse di “disimpegno” piovute sui redattori di “Tam Tam” ricordando come “a ogni mutazione corrisponda un’altra mutazione”, per la sopravvivenza e non la fine della poesia o dell’arte. In prosa anche gli interventi di Corrado Costa, Cid Corman (dei quali compaiono anche alcune poesie), James Koller, mentre in versi sono i contributi di Carlo Alberto Sitta, Milo De Angelis, Ted Enslin, Gregorio Scalise, F. Tiziano, Gary Snyder, V.S. Gaudio, Giovanni Valle, Philip Whalen, Nicola Paniccia, Gerald Bisinger, Cesare Colangeli, Mike Doyle, Renzo Paris.

Parimenti ricca la sezione finale dedicata alle recensioni, firmate da redattori di “Tam Tam” in particolare Adriano Spatola e Giulia Niccolai o da collaboratori esterni, in questo caso Sebastiano Vassalli e Renzo Paris. Fra i cataloghi di mostre recensiti segnalo quelli su I denti del drago, esposizione sulle trasformazioni del linguaggio poetico a cura di Daniela Palazzoli e su Jiří Kolář, l’arte come forma della libertà a cura di Arturo Schwarz. Fra i libri le schede dedicate a Il giovane Max di Alfredo Giuliani, Il ladro di talento di Pierre Reverdy, Il terzo incluso di Giuliano Gramigna, Processus de deculturatisation di Julien Blaine, Text-Bilder di Klaus Peter Dencker, eccetera, eccetera. Buona consultazione.
 Maurizio Spatola

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