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Sulle tracce di un fratello poeta di Emanuele La Rosa intervista su Adriano Spatola al fratello Maurizio (2012)

Foto Roberto Tizzi

Nel settembre 2012 ricevetti un’e-mail da un certo Emanuele La Rosa, neolaureato in Filologia moderna all’Università “Federico II” di Napoli con il Professor Matteo D’Ambrosio,da me conosciuto e stimato, che me lo aveva indirizzato. Il giovane La Rosa mi chiedeva di concedergli un’intervista sul percorso poetico di mio fratello Adriano, argomento della sua tesi di dottorato all’epoca presso l’Università tedesca di Heidelberg, ma successivamente presentata presso quella di Eichstätt-Ingolstadt. L’incontro avvenne alla fine novembre nella mia abitazione di Sestri Levante, dove Emanuele si trattenne per un paio di giorni. Dopo i convenevoli di rito parlammo un po’ di tutto, a proposito del Gruppo 63 e della Neoavanguardia. Per mia inveterata abitudine la registrazione vera e propria dell’intervista avvenne fra l’una e le cinque del mattino, con qualche breve interruzione.

   Già una decina di giorni dopo ricevetti via e-mail dal giovane la trascrizione pressoché integrale dell’intervista, ripulita solo da qualche passaggio insignificante. Come spesso accade in queste circostanze la conversazione si era svolta in modo un po’ disordinato, con domande aggiunte lì per lì e risposte talora incomplete o ripetute. Il testo andava dunque rivisto, qua e là integrato e magari anche un po’ abbreviato. Mi accinsi al lavoro con l’aiuto della mia preziosa collaboratrice Monica Olivieri e una settimana dopo fummo in grado di rispedire a La Rosa l’intervista con il mio placet: quesiti e risposte sono quelli che si possono leggere di seguito, inframmezzati da fotografie e immagini che ho aggiunto io per l’occasione. Ho ricevuto recentemente da Emanuele La Rosa la sua tesi di dottorato, che nel frattempo aveva subìto per decisione dei suoi docenti un cambio di rotta: l’argomento non verteva più su Adriano Spatola ma su Edoardo Sanguineti ed Elio Pagliarani, entrambi negli anni della Neoavanguardia in stretto rapporto con mio fratello, che resta al centro della scena, così che l’intervista di cui sopra è fortunatamente compresa nella tesi, sia pure in appendice. Inoltre l’anno scorso il mio dialogo con lo studente napoletano è comparso sul numero 244 della prestigiosa rivista letteraria romana “Fermenti” sulla breccia da quasi mezzo secolo (il primo numero uscì nel 1971). Il periodico è diretto da Velio Carratoni, ma la pubblicazione di Sulle tracce di un fratello poeta è stata possibile anche grazie alla mediazione di Giovanni Fontana, assiduo collaboratore di questa ed altre riviste: ringrazio entrambi per lo spazio concesso ad Emanuele La Rosa e a me. Buona consultazione.

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