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Adriano Spatola, Verso la poesia totale (Paravia, Torino 1978) 

   L’occasione, un po’ scontata, è costituita dal 26° anniversario della scomparsa di Adriano Spatola, avvenuta il 23 novembre 1988, ma in realtà avevo già deciso da tempo di riprodurre qui integralmente questo saggio di mio fratello, di difficile reperibilità e da molti ritenuto fondamentale. Come sottolinea l’autore nella nota introduttiva, si tratta di un’esegesi, e non di una semplice schematizzazione, delle ricerche (da lui definite posizioni) sulle nuove forme di comunicazione poetica in atto dai primi anni del Novecento, con precursori quali Rimbaud con le sue Voyelles, Mallarmé con il suo Coup de dès e Apollinaire con i suoi Calligrammes: partendo da un’analisi delle variegate esperienze di futuristi italiani e russi, dadaisti e surrealisti,  il testo si ramifica poi seguendo i percorsi, talora apparentemente solo provocatori dei poeti visuali e sonori fra gli Anni 50 e la prima metà degli Anni 70.

Le pagine qui riprodotte sono quelle della seconda edizione aggiornata del libro, che aveva già visto la luce nel 1969 per i tipi dell’editore Rumma di Salerno, cui Adriano era giunto tramite Corrado Piancastelli  direttore della rivista letteraria napoletana “Uomini e idee” che aveva mio fratello tra i suoi più assidui collaboratori. La seconda edizione fu fortemente voluta dal Professor Luciano Anceschi, mallevadore sia dell’Adriano Spatola critico e teorico sia del poeta e che presso Paravia dirigeva la collana “La tradizione del nuovo”. Mi è parso opportuno riprodurre questa in quanto riveduta, corretta e ampliata rispetto alla prima, della quale comunque è visibile qui la copertina, al pari di quelle delle traduzioni francese e inglese, pubblicate postume: la prima, voluta dal fraterno amico Julien Blaine, venne pubblicata a Marsiglia nel gennaio 1993, con traduzione di Philippe Castellin; la seconda, resa possibile dall’impegno di un altro caro amico di Adriano, Paul Vangelisti, è stata pubblicata nel 2008 dalla Otis Books e Seismicity di Los Angeles con la traduzione di Brendan W. Hennessey e Guy Bennett, il secondo autore anche di una postfazione.

Gli obiettivi che l’autore si prefiggeva con questo saggio sono perfettamente inquadrati nella recensione di Lucio Vetri a Verso la poesia totale apparsa sul numero 10 de “il verri” del 1978, subito dopo la pubblicazione del libro da parte di Paravia. Ne riporto qui la parte essenziale: «Negli anni sessanta…, Spatola fu tra i primi e tra i pochi, in Italia, ad impostare criticamente il “problema” di una “trasfigurazione” della poesia: egli ricostruiva la lunga storia del definirsi di tale “problema”, tanto sul piano teorico che tecnico-operativo; interpretava e sosteneva in modo convincente, le ragioni del suo riproporsi contemporaneo; ne elaborava – di contro alle molte correnti, approssimative ed equivoche – una formulazione finalmente precisa e di grande chiarezza; ne censiva ed inventariava – sulla base di una indagine assai accurata e allargata ai paesi europei ed extraeuropei – una molteplicità di ‘soluzioni’: dal  “poema visuale” (‘concreto’ e ‘visivo’) al “poema-oggetto” al “poema fonetico” al “poema gestuale”. Verso la poesia totale: titolo appropriato per un volume che concerneva una pratica artistica ancora in gestazione; ma più ancora, definizione pertinente e felicissima di quella pratica stessa, che era tesa infatti ad uno sfruttamento totale del linguaggio verbale (in tutte le sue dimensioni: semantica, grafica, sonora) e ad un paritario impiego della totalità dei segni linguistici ed extra-linguistici (verbali, iconici, acustici, mimici, materici), mediante l’utilizzo della totalità dei mezzi (naturali, tecnologici, elettronici) di produzione, registrazione e trasmissione del linguaggio.

  A dieci anni di distanza dal suo primo apparire, il saggio-antologia di Spatola torna in libreria, in un’edizione fittamente aggiornata, notevolmente ampliata ed arricchita, e – ben a ragione – con lo stesso titolo: le ricerche condotte all’insegna della “poesia totale” si sono, nell’arco del trascorso decennio, moltiplicate ed intensificate; esse hanno convalidato e confermato la definizione di “poesia totale” e le altre risonanze critiche della primitiva indagine spatoliana; esse si dimostrano tuttora vivacissime e in progress. Ancora dunque… verso la poesia totale».

  Il ruolo e il “disagio” del poeta (sospeso tra le figure dello sciamano e del clown), la crisi e la “trasfigurazione” della poesia, insomma il “problema della poesia” furono al centro di tutta l’opera poetica di Adriano Spatola, come testimoniano, oltre a questo libro e alla sua produzione poetica vera e propria, numerosi scritti teorici e critici, tra i quali merita segnalazione, in questo contesto, l’articolo intitolato Poesia apoesia e poesia totale comparso per la prima volta nel 1969 sul numero 16 di “Quindici”, la nota rivista del Gruppo 63, pochi mesi prima della pubblicazione del saggio presso Rumma editore. Articolo intenso e manifestamente sofferto che ripropongo qui in apertura. Rimando inoltre ai numerosi documenti riguardanti il lavoro poetico di mio fratello già presenti nel sito, in quasi tutte le sezioni.
Maurizio Spatola

http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_protagonisti/P00242.pdf?a=5b7afccdc6d49

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