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Corrado Costa: le nostre posizioni

 

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Come per molti fra coloro che l’hanno conosciuto anche a me parlare di Corrado Costa crea qualche difficoltà: non è facile concentrare in poche righe la sovrabbondanza di ricordi, sensazioni, entusiasmi e irritazioni che la geniale, multiforme e spesso contraddittoria personalità dell’avvocato-poeta reggiano ha lasciato in tutti noi. Il film della sua vita, durata circa 61 anni, girato giorno per giorno, minuto per minuto, anche nei minimi gesti e nei pensieri reconditi, andrebbe rivisto almeno due volte, come amava raccontare lui per il film sulla vita di Lenin (un po’ più breve, per la verità).

L’ho conosciuto nel ’65  a Reggio Emilia, ai tempi di “Malebolge”, e nel corso degli anni successivi ci siamo incontrati innumerevoli volte, presente quasi sempre mio fratello Adriano, con il quale Corrado collaborava in una miriade di iniziative legate al Costa poeta, anche se in qualche occasione di Adriano dovette occuparsi anche il Costa avvocato. La coesistenza di questi due personaggi nello stesso individuo dalla corportatura minuta e dallo sguardo vivace e ironico è mirabilmente raffigurata nella sorta di autobiografia “Corrado Costa sono due fratelli” riportata di seguito (pubblicata come lettera all’editore Vanni Scheiwiller per la seconda edizione del suo Pseudobaudelaire, nel 1986), insieme al testo integrale della raccolta di poesie Le nostre posizioni, pubblicata dalle edizioni Geiger nel maggio 1972. Con questo libro esordiva la nuova collana riportante nel logo l’intero alfabeto inglese, 26 lettere dalla A alla Z (a noi da bambini avevano insegnato che l’alfabeto italiano è composto da 21 lettere, non facendone parte J, K, W, X e Y, che da tempo ne sono parte integrante). In verità di quella edizione qui compaiono soltanto la copertina di Giovanni Anceschi e il suo retro, con una nota critica attribuibile senz’altro, per lo stile, ad Adriano Spatola: le pagine sono invece quelle dell’edizione americana pubblicata nel 1975, con il titolo Our Positions, edita dalla Red Hill Press di John McBride e Paul Vangelisti, autore della traduzione. Due le ragioni pratiche di questa scelta: la possibilità di fornire anche la versione inglese delle poesie di Corrado Costa da un lato; la fragilità del nostro libro a causa di una difettosa legatura, dall’altro.

La foto del poeta è tratta dal volume Le apparizioni dell’uomo invisibile edito da Mazzotta nel 2009 in occasione di una retrospettiva parmense. In coda al libro sono riprodotte le recensioni fatte da Carlo Alberto Sitta per il numero 6/8 di “Tam Tam” del 1973 e da Adriano Spatola per il n. 1 della quinta serie de “il verri” del marzo 1973. La figura e l’opera di Corrado Costa sono ampiamente tratteggiate nel volume antologico The complete films, a cura di Eugenio Gazzola con un dvd a cura di Daniela Rossi (Le Lettere, Firenze, 2007), ma anche in Cose che sono parole che restano, a cura di Aldo Tagliaferri (Diabasis, Reggio Emilia, 1995) e nel bel catalogo Tra poesura e pittrìa edito da Mazzotta nel 1995 in occasione della mostra dedicata al poeta presso la biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, con testo di Renato Barilli.
                                                                                  Maurizio Spatola

http://www.archiviomauriziospatola.com/ams/aziende/ams/prod/pdf_geiger/G00051.pdf?a=5e56c602ceef9